Il Pd vuole la dittatura: Zecchi sotterra Luxuria e legge in tv il nuovo catechismo del ddl Zan

martedì 4 Maggio 9:57 - di Giulia Melodia
Pd Fedez Ddl Zan Zecchi

Il Pd ridotto a Fedez e al Ddl Zan. Relegato a ruolo di partito delle celebrities e dell’establishment. A Quarta Repubblica, da Nicola Porro, Zecchi e Rampini sotterrano i dem. E silenziano Fiano. Già, quella di ieri è stata una serata nefasta per il povero Emanuele Fiano, rimasto solo soletto nello studio di Quarta Repubblica – se si eccettuano gli interventi di Vladimir Luxuria, incentrati però esclusivamente sul Ddl Zan – a difendere la bandiera del Partito democratico. Il “caso Fedez”, o meglio, il dramma del Pd in ginocchio dalle celebrities, assesta un duro colpo al partito guidato da Enrico Letta. Ne è convinto, in prima istanza, Federico Rampini, inviato di lungo corso di Repubblica e, soprattutto, giornalista non certo ascrivibile a simpatie sovraniste. Il quale rompe il ghiaccio, e nell’incipit della puntata di ieri sera di Quarta Repubblica commenta in maniera tranchant le prese di posizione rivendicate dai dem sul caso della presunta censura di Fedez al concertone del Primo maggio.

Zecchi, il Pd relegato a Fedez e al Ddl Zan

Un caso, peraltro, che lo stesso Porro ha ridimensionato mandando in onda gli interventi integrali degli interlocutori del rapper da viale Mazzini, che smentirebbero la versione “riveduta e corretta” dai post social del cantante. Così come, dopo essere stato sviscerato, viene messo in discussione i l coinvolgimento della Lega e di Salvini, contro cui si sono concentrati gli strali dell’artista milanese in quanto, a sua detta, responsabili dell’ostruzionismo al disegno di legge Zan. «La sinistra che diventa il partito delle star non si accorge che perde popolarità», sentenzia senza possibilità d’appello Rampini, che stigmatizzando in una frase il vizio diventato vezzo della “sinistra al caviale”, come si dice già qualche tempo fa, di puntare a diventare il partito della star assesta una dura stoccata a Pd e dintorni. E lo fa, riferendosi nel dettaglio proprio al Ddl Zan, a proposito del quale Rampini tuona: «Sono cittadino di un Paese dove è stato legalizzato il matrimonio gay. E lo considero una conquista di civiltà. Ma sono molto perplesso sulla sinistra che tende a diventare il partito delle celebrities».

Zecchi, ora il Pd di Fedez col Ddl Zan stabilisce cos’è la sessualità?

Stesso discorso, pur se affrontato da angolazioni diverse e decisamente più sferzanti, quello argomentato da Stefano Zecchi. Il quale, senza troppi giri di parole, parla di ossessione sessuale della politica. Un vizio di forma che, specie il Pd, arrogando a sé tematiche e disposizioni di legge, sembra voler far passare come pubblica virtù appannaggio esclusivo del Nazareno. Tanto che, in apertura del suo intervento, il filosofo asserisce: «Il Pd ormai è il partito dell’establishment. È il partito dei magistrati. Dei professori universitari. Degli artisti. Dei giornalisti che non sono contenti di fare solo i giornalisti». Non solo, rincara la dose il filosofo: «È il partito che stabilisce chi sta bene e chi sta male dal punto di vista etico. Che stabilisce chi ha il diritto di esprimere un parere e chi non ce l’ha». Fino a tracimare, col Ddl Zan, nel sancire «una sua definizione di ciò che è sessualità».

Il primo articolo della legge detta la “definizione” di sesso…

Zecchi non ci sta: e lo dice forte e chiaro, mettendo l’accento sull’animo liberticida della legge Zan. «E la cosa che è indecente – prosegue infatti il filosofo – è che stabilisce ciò che è sessualità sulla base delle proprie iniziative». Non a caso, proprio nelle prime battute, il disegno di legge parte dalla “definizione”. Dove – cita Zecchi – per sesso si intende sesso “biologico o anagrafico”. Capite che un conto è la biologia, che è ciò che stabilisce che il pianeta può sopravvivere se l’aria è pulita, ci sono le foreste ed è abitato da quei poveri cristi che fanno figli. Poi c’è dall’altra parte, una valutazione morale. E qui si rischia di confondere il giudizio morale con una questione biologica. Quando il decreto legge Zan mi mette e mi confonde questi piani è chiaro che non si capisce più niente». E al povero Fiano non resta che rinnegare, tardivamente, l’ascendente di Fedez sull’intera questione. E sul Pd

 

 

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