Il Copasir pronto a votare il nuovo presidente. Fdi: noi leali, difendiamo sempre l’interesse nazionale

lunedì 24 Maggio 20:23 - di Roberto Frulli
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Il Copasir, nel pieno delle sue funzioni, è pronto a votare il nuovo presidente. Lo farà a breve, probabilmente. Mentre, Ospite a Radio 24, Giorgia Meloni interviene nuovamente sulla vicenda dell’organismo di garanzia, rivendicando per Fratelli d’Italia il ruolo di presidente del Comitato perché “nessuno, anche alla luce di quanto sta facendo Fdi e di quanto sta facendo Adolfo Urso, può dubitare del fatto che qualunque esponente di Fdi dovesse andare a ricoprire qualsiasi tipo di incarico, lo farà difendendo l’interesse nazionale. Noi non abbiamo amici, non facciamo le cheerleader, non facciamo il tifo per nessuna nazione o leader straniero – avverte la Meloni. – Noi facciamo il tifo per l’Italia. E gli italiani su questo possono stare tranquilli”.

“Tutti sanno che Volpi è diventato presidente del Copasir perché, quando la Lega è uscita dal governo Conte 1 ed è passata all’opposizione, giustamente rivendicò, secondo quanto stabilisce la legge, la presidenza del Copasir – ricorda la Meloni. – Volpi è diventato presidente grazie anche al voto determinante di Adolfo Urso, perché per Fdi le regole valgono. Sempre. Mi dispiace sentire certi nostri alleati pronunciare parole dure verso di noi, parole che non usano nemmeno nei confronti del Pd e del M5s che sono nostri avversari“.

“Se davvero il nostro unico interesse fossero le poltrone – ha concluso la presidente di Fratelli d’Italia – staremmo al governo. E non lo abbiamo fatto. Ma il tema del Copasir è molto serio, perché il Copasir è un organo molto delicato. Noi abbiamo posto un problema, spero che si risolva altrimenti si piccona un altro tassello della tenuta delle istituzioni“.

Dopo il (parziale) reset del Comitato di controllo sui Servizi segreti, con le dimissioni, tirate alle lunghe, del presidente leghista del Copasir, Raffaele Volpi e del senatore salviniano Paolo Arrigoni, arrivate faticosamente e tardivamente giovedì scorso, c’è chi studia le prossime mosse dei presidenti di Camera e Senato, Elisabetta Casellati e Roberto Fico convinto che la soluzione si annidi lì. E chi, invece, seguendo il filo del ragionamento sulle delle procedure e studiando il sito della Camera, ha già trovato la soluzione per sbloccare l’impasse istituzionale.

La questione centrale e di cui si dibatte è: dopo le dimissioni del leghista Volpi, che ne era il presidente, e del collega di partito Arrigoni, il Copasir è ancora nella pienezza delle sue funzioni al punto di poter procedere, così com’è, alla nomina del nuovo presidente?

Guardando il sito della Camera parrebbe proprio di sì.
Volpi si è infatti dimesso da presidente del Copasir ma anche da commissario dell’organismo di garanzia.
Ma mentre le dimissioni da presidente sono immediatamente esecutive – e, infatti, nell’organigramma del sito della Camera, Volpi già non compare più come presidente  – quelle da membro dell’organismo diventano esecutive solo quando i dimissionari vengono rimpiazzati dal proprio stesso partito, nel caso specifico dalla Lega che deve fare e farà altri nomi.

E ora? Ora, secondo le procedure previste, il vicepresidente Urso ha il dovere di procedere a convocare il Copasir per nominare il nuovo presidente.
Un obbligo di legge che seguirà, probabilmente, l’incontro con i presidenti delle Camere, per cortesia istituzionale. Ma, dopo questo, il vicepresidente in carica non può non procedere a convocare il Comitato.

La Lega ha chiesto di rimpiazzare i due nomi, indicando altri due membri, per subentrare ai dimissionari Volpi e Arrigoni.

Dal canto loro i vertici delle Camere hanno escluso interventi di autorità sugli altri membri, puntando ad applicare quanto previsto dalla legge in caso di dimissioni dei membri del delicato organismo.
Ma, resta il fatto che, attualmente, c’è già il pleum per procedere con l’elezione dei vertici, a partire dal presidente.

Adolfo Urso, attuale vicepresidente e senatore di Fdi può contare, già da subito, su sei voti – che rappresentano la maggioranza assoluta dei 10 membri – per subentrare a Volpi.
Nel Comitato, il M5S ha tre nomi, Forza Italia due, Pd e Italia viva uno a testa: sei voti sono praticamente certi, viste le posizioni espresse dai Cinque Stelle, dal Pd e da Vito di Forza Italia.

Resta la resistenza della Lega che, dopo le dimissioni dei suoi due membri Volpi e Arrigoni, si ostina a chiedere, oggi per bocca del suo capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, le dimissioni di tutti gli altri membri minacciando, altrimenti, di non partecipare al voto del nuovo ufficio di presidenza, composto dal presidente, da un vicepresidente e da un segretario.

Il tentativo è, ancora, quello di ostacolare Urso sostenendo, altresì, che – in ogni caso – non si possa procedere al voto con un unico candidato, visto che il senatore di Fratelli d’Italia è il solo membro attualmente in quota opposizione, schieramento dove per legge si deve eleggere il presidente.

Un’altra strada che la Lega sta tentando è quella di convincere i presidenti delle Camere, Casellati e Fico, a rinnovan l’intero Comitato chiedendo alle forze politiche di esprimere 10 candidati, procedendo, con criteri nuovi di rappresentanza, che tengano conto del mutato assetto politico, delle nuove forze di maggioranza e di quelle di opposizione.
Da questo punto di vista l’opposizione, cioè Fdi, avrebbe diritto, sulla carta, a cinque membri su 10.

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