I Cinquestelle sono i transgender della politica: non hanno più il centro di gravità permanente

mercoledì 12 Maggio 19:17 - di Marzio Dalla Casta
Cinquestelle

Non c’è bisogno di approvare la “Zan” per consacrare legislativamente la fluidità di genere. Almeno in politica, dove essa già impera sotto forma di Movimento Cinquestelle. Partiti al grido di «né destrasinistra», i grillini sono diventati l’una e l’altra. Ermafroditi a terga alterne. Dapprima hanno fornicato con la Lega, poi pomiciato con il Pd per lanciarsi, infine, nella grande ammucchiata a sostegno di Draghi. Da negazione assoluta a copulazione continua. In parallelo, hanno dovuto  adeguare all’irresistibile tendenza del gender fluidity anche i contenuti. Infatti, li rivoltano ogni volta come vecchi calzini.

Cinquestelle e il Ponte sullo Stretto

L’ultimo e più clamoroso è il “” del sottosegretario Cancelleri al Ponte sullo Stretto . A conferma che ormai il M5S può dire tutto e il suo contrario senza sprezzo del ridicolo. Ben vi s’attaglia davvero quel che Mino Maccari diceva delle sedicenti irriducibili sentinelle della coerenza: «Non appoggiatevi troppo ai principi, che poi si piegano». A furia di declamarli ogni giorno, più che piegarli, i grillini li hanno addirittura spezzati. Per agitarsi ora come mosche impazzite in cerca di un centro di gravità permanente che non li faccia mai cambiare idea. Prova ne sia il braccio di ferro per strappare al Pd il bis di Virginia Raggi al Campidoglio. Ma l’arrocco sulla Sindaca è la forza della disperazione. Anche perché rischia seriamente di mandare in fumo l’alleanza con la sinistra nelle grandi città

I Ciniquestelle atterriti da sondaggi e divieto di 3° mandato

Se per i 5Stelle non è un gran danno, per i dem è una tragedia. Una sconfitta nel turno amministrativo significherebbe per Enrico Letta chiudere bottega e passare la mano. Subito dopo, però, il conto della debacle arriverebbe anche ai grillini sotto forma di più difficile rielezione al Parlamento per i pochi fortunati che ancora possono aspirarvi. Sul punto la situazione è complicata assai. Non solo per i sondaggi, sempre più impietosi, ma anche perché vige ancora il divieto del terzo mandato elettorale. Tra i “sacri principi“, è l’unico non ancora piegato. Segno evidente – insinuerebbe Maccari – che i 5Stelle non vi si sono mai veramente appoggiati. E che fluidi, forse, lo sono sempre stati.

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