Hamas lancia 250 razzi da Gaza. Israele: «La riposta sarà feroce». E partono i raid aerei

martedì 11 Maggio 8:58 - di Luciana Delli Colli
razzi israele

Alle prime ore del mattino era di 24 palestinesi morti, tra i quali nove bambini, oltre 100 feriti e 250 razzi lanciati il bilancio della notte di scontri bellici a Gaza, dove allo scadere dell’ultimatum di Hamas a Tel Aviv è iniziata la pioggia di fuoco contro Israele, che a sua volta ha reagito duramente. Ma tutto fa pensare a un bilancio provvisorio, poiché, mentre le diplomazie di mezzo mondo si mobilitano per chiedere la fine delle ostilità, gli scontri proseguono. Il lancio di razzi e la rappresaglia di raid aerei che ne è seguita da parte di Israele sono solo gli ultimi atti di una tensione che va crescendo da oltre un mese e che, tra l’altro, aveva portato alla guerriglia sulla Spianata delle Moschee venerdì scorso, ultimo giorno di Ramadan. In quel caso il bilancio era stato di oltre 200 feriti, la stragrande maggioranza di parte palestinese.

Notte di guerra a Gaza

La scintilla che circa un mese fa ha fatto esplodere questo nuovo incendio in Medio Oriente sono stati gli sfratti di alcune famiglie palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est. Ma da lì le fiamme sono presto divampante, accendendo antichissimi rancori, fino agli ultimatum (il primo alle 18, il secondo alle 2 del mattino) con cui Hamas aveva chiesto il ritiro delle forze di sicurezza israeliane dalla Spianata delle Moschee. Da lì in poi, tra razzi lanciati dalla jihad islamica e raid aerei di Isreale, che hanno colpito 140 obiettivi, è stato qualcosa di molto simile alla guerra, il cui bilancio è quello fornito dal ministero della Salute palestinese stamattina. Intanto, anche sulla Spianata delle Moschee sono ripresi gli scontri tra palestinesi e polizia israeliana, con decine di feriti. Gli scontri poi si sono estesi anche ad altre località, tra le quali la città israeliana di Lod.

Gli ultimatum di Hamas: partono i razzi su Israele

«Avvertiamo il nemico sionista che se colpisce installazioni civili o case che appartengono al nostro popolo a Gaza, la nostra risposta sarà forte e dolorosa e oltre le aspettative del nemico», ha detto un portavoce delle brigate Izz al-Din al-Qassam, braccio armato di Hamas, prima dello scadere dell’ultimatum. Il numero di Hamas, Salah al-Arouri, ha poi aggiunto che «non siamo interessati a iniziare una guerra, ma se Israele continua a danneggiare la moschea di al-Aqsa e i fedeli, non potremo non rispondere».

Israele lancia l’operazione “Guardiano delle mura”

Ma la riposta era già arrivata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. «Israele risponderà con grande forza. Non tollereremo attacchi al nostro territorio, alla nostra capitale, ai nostri cittadini o ai nostri soldati. Coloro che ci attaccano pagheranno un prezzo pesante», ha poi aggiunto Netanyahu, chiarendo che Israele non cerca un’escalation delle ostilità che «potrebbero durare un po’ di tempo». Successivamente l’esercito israeliano ha comunicato che l’operazione nella Striscia di Gaza ha un nome ufficiale: “Guardiano delle Mura”. «Risponderemo ferocemente», ha fatto sapere il portavoce delle Forze della sicurezza israeliana, Hidai Zilberman, indicando Hamas come obiettivo.

La preoccupazione del mondo occidentale

La situazione in Medio Oriente ha destato preoccupazioni e reazioni nelle diplomazie di tutto il mondo. L’ambasciatore dell’Unione europea in Israele, Emanuele Giaufret, si è detto «estremamente preoccupato» e ha anche definito «totalmente inaccettabile» il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso Israele. Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Ned Price, ha condannato «con la massima fermezza la raffica di razzi lanciati in Israele nelle ultime ore» e, in una conferenza stampa, ha spiegato che «gli Usa resteranno pienamente impegnati per promuovere la calma a Gerusalemme».

La reazione del mondo arabo

Per parte araba, la presidenza dell’Anp ha condannato i raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza e ha detto di ritenere il governo di Israele pienamente responsabile della escalation e dei crimini commessi a Gerusalemme est e nella Striscia di Gaza. Quindi, ha rivolto un appello alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite ad agire rapidamente per «mettere fine a questi crimini commessi contro il popolo palestinese da parte di Israele».

Il ministro degli Esteri giordano, Ayman Safadi, ha avvertito che «Gerusalemme è una linea rossa e il mantenimento della sua pace e della sua stabilità è fondamentale». «Devono fermarsi tutte le misure illegali e provocatorie contro Sheikh Jarrah», ha proseguito, invitando alla de-escalation e aggiungendo che «lo status quo deve essere tutelato e i diritti dei palestinesi devono essere rispettati». Sul caso è intervenuto anche l’Egitto. «Esortiamo Israele ad assumersi la responsabilità dei pericolosi sviluppi», si legge in un comunicato del ministero degli Esteri del Cairo, diffuso prima che la situazione degenerasse . «Israele – proseguiva la nota – ponga fine alle violazioni contro la moschea di Al-Aqsa».

 

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