Fedez e Rai, che squallore. È proprio vero che non ci sono più i censurati di una volta

martedì 4 Maggio 19:08 - di Marzio Dalla Casta
Rai

Eh sì, non ci sono più i censurati di una volta. Davvero altri tempi quelli in cui la Rai bandiva, vietava e scomunicava senza sollevare troppi strepiti e particolari patemi. E mica erano Fedez qualunque o giovanotti nati milionari perché partoriti dalla bolla giusta. E neppure somigliavano a quei bellimbusti che anelano al remunerato martirio catodico sparando a salve contro chi governa e a pallettoni contro chi fa l’opposizione. Già, che ne sanno costoro di un campo di grano… Figurarsi di un Totò, dicasi Totò, cancellato dai palinsesti Rai per aver gridato “Viva Lauro!” al Musichiere di Mario Riva. Correva l’anno 1958, ma farebbe scandalo ancora oggi.

Totò cacciato dalla Rai per aver inneggiato a Lauro

Lauro era il sindaco monarchico di Napoli. Politicamente, un argine all’espansione della Dc nelle città del Sud. E tant’è: per ritornare sul piccolo schermo il Principe de’ Curtis dovette aspettare l’anno 1966, l’ultimo prima della morte. Altre storie, altri artisti. A far da collante per tutti, però, è sempre la politica. La differenza è che oggi è più facile perché la politica non incute alcun timore reverenziale. Tutt’altro: è il bersaglio più comodo e praticamente gratuito. Non così ieri, quando gli onorevoli non erano necessariamente papponi, i  partiti associazioni a delinquere e il Parlamento una cupola mafiosa con diritto di tribuna per i corrotti. Diciamo pure che la politica metteva pure un po’ paura. Ma senza di quella che senso avrebbe il coraggio?

Quella volta che Vianello e Tognazzi…

Ne ebbero da vendere, ad esempio, Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi, cacciati su due piedi per una gag che oggi filerebbe liscia come olio. L’antefatto nasce dall’incidente occorso a Gronchi alla Scala di Milano. Il presidente della Repubblica era sul palco reale con il suo omologo francese Charles De Gaulle. Al momento di sedersi, una volta eseguiti i rispettivi inni nazionali, Gronchi non trova più la sedia che era sicuro di avere alle spalle. Il tutto di fronte alle telecamere Rai, che impietosamente ne riprendono la caduta. Un episodio troppo gustoso per non vellicare la vis comica di Vianello e Tognazzi. I due replicano, riveduta e scorretta, la scena all’indomani. Il primo sfila la sedia al secondo e, vedendolo cadere, gli chiede: «Ma chi ti credi di essere?». Semplicemente geniali. Ma ugualmente espulsi. Cartellino rosso per entrambi. Altri tempi. Soprattutto, altri censurati.

 

 

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