Addio Olimpiadi di Tokyo per Alex Schwazer: il tribunale svizzero non sospende la squalifica

venerdì 14 Maggio 18:18 - di Giovanni Pasero
schwazer

Il Tribunale federale svizzero ha detto no alla sospensione della squalifica del marciatore azzurro Alex Schwazer. Oggi è arrivato il no alla richiesta di riapertura del processo sportivo e la sospensiva della squalifica di 8 anni comminata dal Tas nell’agosto 2016 durante l’Olimpiade di Rio, chiudendo definitivamente le porte dei Giochi di Tokyo per il marciatore.

Il no della Wada e della Federazione internazionale di atletica

Il marciatore altoatesino, oro a Pechino 2008 e che inseguiva il sogno di una nuova Olimpiade dopo che gli è stata negata quella di Rio, la settimana scorsa si è visto negare, senza motivazioni, dal Tas di Losanna la sospensiva della squalifica chiesta nel ricorso contro Wada e World Athletics.

L’ultima speranza risiedeva nella decisione del Tribunale federale svizzero. Decisione che rappresenta una pietra tombale sulle speranze agonistiche di Schwazer.

Un segnale pesante era già arrivato il 2 maggio scorso, dopo la presa di posizione dell’Agenzia Mondiale antidoping e della Federazione internazionale di atletica di fronte alle conclusioni del giudice per le indagini preliminari di Bolzano, Walter Pelino.

“Prendiamo atto con grande stupore, incredulità ed amarezza delle dichiarazioni, a vario titolo, apparse ultimamente da parte dalla Wada e dalla WA (World Athletics, ndr) perché prive di ogni fondamento”. Così avevano commentato i legali di Alex Schwazer. 

Il tribunale italiano aveva dato ragione a Schwazer

“Valga per tutte l’affermazione che Wada e WA, parti costituite nel procedimento davanti al Tribunale di Bolzano, non abbiano potuto difendersi dalle accuse mosse nei loro confronti: per più di 4 anni hanno partecipato attivamente a varie udienze, discusso, prodotto memorie e documentazione probatoria, partecipato alle attività peritali con propri consulenti, come constatato anche dai numerosi media presenti alle udienze – proseguono nella nota gli avvocati Gerhard Brandstätter, Karl Pfeifer e Thomas Tiefenbrunner – Non hanno collaborato a diverse richieste istruttorie e si sono anche opposti alla consegna delle provette di urina al Giudice italiano, tentando poi il laboratorio di Colonia addirittura di consegnare al perito del Giudice la provetta B non sigillata. Né in giudizio né nelle comunicazioni a seguire hanno dato spiegazione alcuna sui contenuti delle e-mail riferibili a WA che parlano espressamente di un complotto contro Alex Schwazer“.

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