Turchia: chi è Michel il maleducato, travolto dalla figuraccia mondiale. Pressing per farlo dimettere

venerdì 9 Aprile 20:35 - di Federica Argento
Michel

Charles Michel e Ursula Von der Leyen non si sono ancora parlati, a tre giorni dal “sofagate” di Ankara. Per il momento non sono previste telefonate, secondo quanto si apprende a Bruxelles. In un’intervista alla tv belga LN, Michel aveva detto di aver provato a raggiungere von der Leyen al telefono, ma di non esserci riuscito. Intanto su di lui piove la maggior parte delle accuse. Maleducato, si dimetta:  è la richiesta più “gentile” arrivata sul  presidente del Consiglio Europeo. Inadeguato, irresoluto, “topolino balbettante”, gli altri epiteti al suo contegno non meno indegno del “tiranno”. Rimasto seduto mentre si consumava lo sgarbo di Erdogan e del suo cerimoniale verso la presidente della commissione europea.

Sofagate: chi è Charles Michel il maleducato

Ecco chi è il “gentiluomo” Charles Michel, nato nel 1975 a Namur, in Vallonia, il 21 dicembre; come il presidente francese Emmanuel Macron che però è del ’77. Con il quale, se uno volesse credere allo zodiaco, condividerebbe una grande carica positiva ma anche un carattere eccessivamente ambizioso. Per molto tempo Michel è stato uno dei tanti figli d’arte della politica belga, ma poi ha superato il padre, diventando primo ministro. E poi presidente dell’istituzione Ue che riunisce i capi di Stato e di governo. E’ il primogenito di Louis Michel, già ministro degli Esteri, eurodeputato e due volte commissario europeo. Il fratello minore di Charles, Mathieu, è segretario di Stato alla Digitalizzazione dall’ottobre scorso, nel governo di Alexander De Croo.

Michel, figlio d’arte: l’ascesa politica

Non è un fenomeno insolito in Belgio: le ‘dinastie’ familiari fanno parte della politica del Paese, come ha spiegato Pascal Delwit, docente di Scienze Politiche all’Ulb di Bruxelles, a Les Echos:  alcuni Comuni belgi sono governati dalla stessa famiglia fin dall’indipendenza, nel 1830. Contribuisce al familismo anche il sistema delle preferenze. I  Michel sono liberali: Michel milita nel Mouvement Reformateur, partito del Belgio francofono. Dopo studi in Diritto a Bruxelles e ad Amsterdam, dove è andato con il programma Erasmus, Charles è entrato in politica prestissimo: a 18 anni era consigliere provinciale; nel 1999 è deputato della Vallonia;  diventa nel 2007 ministro federale della Cooperazione e delle Poste. Nel 2014, a 38 anni, è diventato primo ministro del Belgio, il più giovane dal 1841. Ha guidato per oltre quattro anni un governo di coalizione, detta la Suédoise (la svedese):  tra i liberali francofoni dell’Mr, i separatisti fiamminghi dell’N-Va; i democratici cristiani fiamminghi del Cd&V e i liberaldemocratici fiamminghi dell’Open Vld.

La capacità manovriera e l’appoggio di Macron

Michel era primo ministro nel marzo 2016, quando Bruxelles venne colpita dagli attacchi terroristici all’aeroporto di Zaventem e nella fermata della metro di Maelbeek: uno dei momenti più drammatici della storia recente del Belgio. Il suo governo federale ha retto per oltre quattro anni, un risultato notevole per la politica belga, pur cambiando parecchi ministri. Il governo Michel cadde sul patto mondiale di Marrakech sulle migrazioni, nel dicembre 2018: l’N-Va, in cui militava Theo Francken, noto per le sue dichiarazioni dure in materia di immigrazione, uscì dalla coalizione: decretando la fine della Suédoise. Tuttavia, Michel aveva navigato le agitate acque della politica belga per quattro anni e questa capacità manovriera, oltre all’appoggio di Emmanuel Macron, ha contribuito alla sua nomina a presidente del Consiglio Europeo.

Michel, l’immagine di lui seduto in poltrona è un pugno allo stomaco

Su tre presidenti del Consiglio Europeo, Michel è il secondo belga dopo Herman van Rompuy. Oltre all’oggettiva complessità della politica belga, che fa dei politici locali degli esperti in mediazioni, contribuisce anche la conoscenza delle lingue, come per molti politici del Benelux. Michel parla correntemente il francese, la sua lingua madre, l’inglese e anche il fiammingo. Michel è inciampato ad Ankara. L’immagine di lui seduto in poltrona al fianco di Recep Tayyip Erdogan, con la presidente Ursula von der Leyen costretta ad accomodarsi su un divano, ha fatto il giro del mondo. Non poche donne del mondo politico ne auspicano le dimissioni.

“Topolino balbettante”

E’ probabile che il Parlamento Europeo ne discuta nella prossima plenaria, che però sarà verso fine mese, quando il clamore probabilmente si sarà placato. Chissà che Michel nel frattempo non riesca a rialzarsi. Ci sono due importanti responsabilità in questa vicenda: una più ampia, politica. E l’altra umana, di civiltà: quella di non aver ceduto il suo posto alla presidente della Commissione, come qualunque uomo bene educato farebbe con una signora. L’eurodeputata Bonfrisco lo definisce un “topolino balbettante” altre un pusillanime, altre un ambizioso. Da più parti chiedono le dimissioni di Michel.

 

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