Trombosi anche con J&J: bloccata la distribuzione dei vaccini in Europa. Italia nei guai

martedì 13 Aprile 17:04 - di Giorgia Castelli
J&J

«Abbiamo preso la decisione di ritardare la distribuzione del nostro vaccino Covid-19 in Europa». È la scelta “proattiva” annunciata dal gruppo farmaceutico Usa Johnson & Johnson dopo lo stop delle autorità sanitarie americane in via precauzionale, a seguito di sei casi di trombosi registrati in donne dopo l’iniezione-scudo. «Siamo consapevoli che eventi tromboembolici, inclusi quelli associati a trombocitopenia, sono stati segnalati con i vaccini Covid-19. Al momento non è stata stabilita una chiara relazione causale tra questi rari eventi e il vaccino Janssen (J&J) Covid-19». J&J assicura che la sicurezza rimane la “priorità numero uno”. L’impegno resta quello di condividere con le autorità competenti «tutte le segnalazioni di eventi avversi».

J&J, la Casa Bianca: «Nessun impatto sul piano vaccinale»

Il coordinatore della Casa Bianca per la risposta al Covid, Jeff Zient ha assicurato che lo stop al vaccino Johnson & Johnson deciso «per eccesso di prudenza dall’Fda e dai Cdc non avrà un impatto significativo sul nostro piano vaccinale. Sarà rispettato l’obiettivo del presidente di 200 milioni di dosi entro i suoi primi cento giorni di incarico».

J&J, che cosa succederà in Italia?

Che cosa succederà adesso con il vaccino Johnson&Johnson in Italia? L’annuncio è stato come una doccia fredda per l’Italia. Quale sarà l’impatto sulla campagna vaccinale? Dopo i ritardi e caos vari nel nostro Paese si faceva molto affidamento al vaccino Johnson&Johnson.

Tanti i vantaggi: monodose e dunque non necessita di un richiamo. Può essere conservato in frigo senza congelamento, caratteristica che  rende possibile una somministrazione in farmacia. E va bene dai 18 anni in su. Per Johnson&Johnson viene utilizzato un adenovirus come vettore per introdurre nelle cellule le informazioni necessarie a produrre l’antigene.

Riunione tecnica al ministero della Salute

Subito dopo lo stop degli Usa è stata fissata nel pomeriggio una riunione “tecnica” al ministero della Salute. All’incontro anche l’Agenzia italiana del farmaco. Il ministro Mariastella Gelmini ha tentato di rassicurare. «Sulla questione di Johnson & Johnson è un film già visto, anche Astrazeneca ha avuto lo stesso percorso ma i vaccini sono sicuri, non dobbiamo farci allarmare da queste procedure – ha detto – Nella sostanza i casi di Johnson & Johnson sono numericamente inferiori a quelli di Astrazeneca. Il fatto che ci sia questa sospensione significa che c’è una grande trasparenza sui dati e una grande sorveglianza. Oggi l’unico pericolo è non fare i vaccini».

La Regione Lazio: «Decisione rapida»

Ma la preoccupazione è che si perda altro tempo prezioso. L’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato, infatti spinge ad una decisione in tempi brevi. «È bene che sul vaccino Johnson & Johnson ci sia una decisione rapida, chiara, definitiva, senza tentennamenti ed incertezze. Bisogna evitare di fare ciò che è stato fatto con il vaccino Astrazeneca. Le autorità si pronuncino con una voce sola. Anche perché negli Usa si trovano in una situazione totalmente diversa avendo già somministrato alla popolazione milioni di dosi. Mi auguro che si mantenga un livello di razionalità e di pragmatismo, il rischio di una tempesta perfetta è molto alto».

 

 

 

 

 

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