Ruby-ter, slitta ancora la sentenza: accolta la richiesta di legittimo impedimento di Berlusconi

giovedì 15 Aprile 19:50 - di Redazione
Ruby-ter

Ancora uno slittamento (il sesto) per la sentenza dello stralcio del processo Ruby-ter, che vede imputato a Siena Silvio Berlusconi, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Con lui, incriminato per falsa testimonianza, anche Danilo Mariani, il pianista delle feste di Arcore. Il giudice ha infatti aggiornato l’udienza a giovedì 22 aprile, previa verifica dell’evoluzione delle condizioni di salute dell’ex-presidente del Consiglio. Una decisione che accoglie in pieno l’istanza di legittimo impedimento presentata dai legali di Berlusconi, alla luce del ricovero in ospedale del loro assistito. Dal 7 aprile scorso, infatti, il Cavaliere si trova al San Raffaele di Milano.

Udienza aggiornata al 22 aprile

Respinta, al contrario, la richiesta del pubblico ministero di affidare a un perito medico legale del Tribunale nuovi accertamenti sullo stato di salute di Berlusconi. Stessa sorte per quella dei legali di Mariani finalizzata a stralciare la posizione del loro assistito per arrivare rapidamente a sentenza. La richiesta di far slittare il Ruby-ter, hanno spiegato gli avvocati, è dettata anche dalla volontà dell’ex premier di rilasciare dichiarazioni spontanee in aula. Un contributo all’accertamento della verità.

Si tratta del filone senese del Ruby-ter

Il filone senese del Ruby-ter origina da un fascicolo trasmesso dal tribunale di Milano a quello della città toscana nel 2017 per competenza territoriale. Per i pm meneghini, infatti, proprio a Siena Berlusconi avrebbe completato il pagamento a Mariani per indurlo, secondo l’accusa, a rendere testimonianze edulcorate sulle serate a Villa San Martino. Quel che non torna è perché l’ex-premier avrebbe dovuto “comprare” il silenzio del pianista a mezzo bonifici bancari (circa 170mila euro dal 2011 al 2013), lasciando così traccia evidente della presunta corruzione. Senza tale documentazione, non ci sarebbe alcuna prova del reato ipotizzato. Grazie all’esistenza di quei bonifici, invece, la procura di Siena ha potuto chiedere la condanna di Berlusconi a 4 anni e 2 mesi, e di Mariani a 4 anni e 6 mesi.

 

 

 

 

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