Rimini, 83enne muore 3 ore dopo la prima dose di vaccino Pfizer. Il figlio porta il caso in procura

lunedì 12 Aprile 12:29 - di Lorenza Mariani
muore 3 ore dopo il vaccino Pfizer

Rimini, 83enne muore 3 ore dopo la prima dose di vaccino Pfizer. Il figlio della donna va in procura. Ancora una morte su cui accertare le cause. E un’altra vaccinazione su cui pende il sospetto. Questa volta la fiale utilizzata è quella del siero anti Covid Pfizer. Ma, in questo caso, più che la dose utilizzata per l’immunizzazione, il dubbio ricade sulla tempistica della somministrazione, a ridosso della guarigione della donna dal coronavirus. A darne notizia è un esaustivo servizio pubblicato oggi sul Resto del Carlino. Un’analisi che raccoglie sfogo. Amarezza e sospetto del figlio della signora 83enne, che aveva superato il Covid. Ma che è deceduta 3 ore dopo il vaccino. Perplessità, incertezze e supposizioni, raccolte in un esposto che l’uomo ha presentato in Procura. Una richiesta formale per chiedere di indagare su come e perché sia morta sua madre.

Rimini, 83enne muore 3 ore dopo la prima dose di vaccino Pfizer

E, soprattutto, per verificare correttezza o eventuali responsabilità nella scelta di somministrare il vaccino alla signora «solo 21 giorni dopo la guarigione. Quando – riferisce il quotidiano di Bologna – sottolinea l’uomo nella denuncia: si raccomanda espressamente di somministrarlo ad almeno tre mesi di distanza. O meglio ancora, dopo sei mesi». Dunque, in base a quanto ricostruito dal Resto del Carlino «la donna aveva seri problemi psico-fisici ed era costretta su una carrozzina. Dal 2019 era collocata in una casa di riposo della Valconca. E le sue condizioni di salute erano stazionarie, almeno fino al dicembre del 2020. Quando gli accertamenti effettuati sull’anziana avevano rivelato che aveva contratto il coronavirus. Nonostante l’età e le sue patologie, la signora non presentava comunque sintomi gravi e le sue condizioni erano stabili».

La signora era guarita dall’infezione da Covid

Naturalmente, spiega sempre il quotidiano dell’Emilia Romagna, la signora aveva affrontano come da protocollo il periodo di isolamento previsto. Revocato poi una volta trascorsi i 21 giorni di rito. E fin qui, tutto nella norma. Poi però, secondo la ricostruzione resa dal figlio della vittima nell’esposto, la mattina del 15 gennaio si procede con la somministrazione della prima dose vaccinale alla donna. «Specificamente – spiega il Carlino – il Pfizer Biontech Covid19». Ma quello che succede poi, meno di tre ore dopo, lascia tutti atterriti e sgomenti. La signora si sente male, irrimediabilmente. E muore «senza che niente e nessuno riesca a salvarla». I familiari, sotto choc, non riescono a capacitarsi dell’accaduto. Ma fanno subito una prima correlazione: la loro cara si è spenta subito dopo avere fatto il vaccino…

Il figlio della vittima presenta un esposto in Procura

Certo, come già sostenuto in casi analoghi precedenti a quest’ultimo decesso, quella dei familiari è solo un’ipotesi. Su cui indagare e verificare. Per questo ora il figlio della vittima, assistito dall’avvocato Luca Greco, è deciso ad andare fino in fondo. A ricostruire i contorni della tragedia in modo da stabilirne le cause ed escludere ogni dubbio. Di qui la decisione di presentare un esposto alla Procura della Repubblica. E allora, come riferisce il Resto del Carlino, «nella denuncia l’uomo racconta di come “la causa della morte era dichiarata sconosciuta e la somministrazione del farmaco vaccinale veniva indicata come sospetta”. Una conclusione che l’aveva lasciato sconvolto». Anche perché, il primo dubbio che inquieta il figlio della signora riguarda proprio il fatto che la madre sia riuscita a sopravvivere all’infezione, mentre – verosimilmente – sia stata «condotta alla morte dalla somministrazione del vaccino che avrebbe dovuto salvarla»…

Le disposizioni del Ministero della Salute per i vaccini a chi ha avuto il Covid

Di più. Proprio partendo da questo inquietante sospetto, il figlio della vittima si chiede soprattutto perché, nonostante il riscontro dell’infezione da Covid, con appositi esami, risalga il giorno 1° dicembre del 2020, gli addetti ai lavori abbiano proceduto alla somministrazione della fiala di sua madre «già il 15 gennaio 2021». Tanto più che, sempre nell’esposto, il denunciante fa specifico riferimento al fatto che «il ministero della Salute, Direzione generale della prevenzione sanitaria, in tema di vaccinazione di soggetti che hanno avuto una pregressa infezione da Covid, sia essa stata in maniera sintomatica o asintomatica, prescrive che la vaccinazione venga eseguita ad almeno tre mesi di distanza dalla documentata infezione e preferibilmente entro sei mesi dalla stessa». In questo caso, invece, «non sarebbe trascorso nemmeno un mese». Ora, quindi, spetta alla Procura chiarire i dubbi e fugare i sospetti.

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