Punto per punto ecco cosa prevede il nuovo decreto Covid sulle riaperture: date, attività, limiti

martedì 20 Aprile 20:39 - di Natalia Delfino
riaperture decreto

Il 26 aprile, il 15 maggio, il 1° giugno, il 1° luglio: sono le date in cui la bozza del nuovo decreto Covid scagliona le riaperture. Il testo, che dovrebbe rimanere in vigore fino al 31 luglio, arriverà domani in Consiglio dei ministri e regolamenta anche gli spostamenti tra Regioni. Per quelle in zona arancione o rossa introduce il pass verde e prevede sanzioni che possono arrivare anche al carcere in caso venga falsificato. Quanto al coprifuoco, dalle anticipazioni sulla bozza del decreto non emerge nulla, ma il ministro Roberto Speranza avrebbe confermato alle Regioni che resterà in vigore dalle 22.

Arriva il pass verde: carcere per chi lo falsifica

Secondo quanto si legge nella bozza del decreto sulle riaperture, il pass o certificato verde avrà validità di 6 mesi per guariti e vaccinati e solo di 48 ore per chi si è sottoposto a un test molecolare o antigenico rapido. Sarà valido in tutti gli Stati membri e potrà essere presentato in formato cartaceo o digitale. Per chi dovesse falsificarlo sono previste sanzioni che fanno riferimento al codice penale e possono arrivare fino alla reclusione.

Le riaperture del 26 aprile: ristoranti, sport, visite

Ristoranti e sport

Com’è noto, dal 26 aprile torna la zona gialla e, per le regioni che si collocano in questo colore, arriva il via libera a numerose attività all’aperto e ad alcune al chiuso. I ristoranti che hanno spazi esterni potranno stare aperti sia a pranzo sia a cena. «Nel rispetto delle linee guida vigenti», inoltre, sarà consentito, sempre all’aperto, lo svolgimento di qualsiasi attività sportiva, «anche di squadra e di contatto». Insomma, sarà possibile ricominciare a giocare a calcetto. Resta interdetto, invece, l’uso degli spogliatoi.

Teatro, cinema, musica

Da lunedì, sempre in zona gialla e sempre nel rispetto delle linee guida vigenti, tornano anche gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali. Tutti, anche quelli all’aperto, si possono svolgere «esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale». La capienza consentita «non può essere superiore al 50% di quella massima autorizzata e il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 1.000 per gli spettacoli all’aperto e a 500 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala». Il decreto prevede inoltre che restino «sospesi gli spettacoli aperti al pubblico quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni di cui al presente articolo».

Le visite a parenti e amici

Tanto in zona gialla quanto in zona arancione il numero delle persone che possono recarsi in visita da parenti e amici sale a quattro, dalle due più minori previste finora.

Il 15 maggio riaprono le piscine all’aperto

La bozza del decreto prevede che, sempre in zona gialla, le riaperture delle piscine all’aperto decorrano dal 15 maggio 2021. In conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sulla base dei criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico.

Il 1° giugno si torna in palestra e nei ristoranti al chiuso

Le palestre potranno riaprire, in zona gialla, il 1° giugno. In quella stessa data le attività di ristorazione con spazi esclusivamente al chiuso potranno ricominciare a servire i clienti «con consumo al tavolo». La riapertura sarà comunque parziale e sostanzialmente identica a quella conosciuta nei mesi scorsi. I servizi di bar, ristoranti e affini saranno consentiti solo dalle 5 fino alle 18, «o fino a un diverso orario stabilito» dal Cdm.

Il 1° luglio aprono fiere, congressi, parchi divertimento

Il 1° è, invece, la data della ripartenza degli eventi. Si parla sempre di zona gialla e sempre di una modalità condizionata dai limiti e dalle modalità previste da protocolli e della linee guida. Fra gli eventi che potranno tornare a svolgersi ci saranno le fiere, per le quali sono previsti «la possibilità di svolgere, anche in data anteriore, attività preparatorie che non prevedono afflusso di pubblico» e la possibilità di accesso al territorio nazionale anche dall’estero, «fermi restando gli obblighi previsti in relazione al territorio estero di provenienza». Ugualmente i decreto consente i convegni e i congressi, le attività dei centri termali e le riaperture dei parchi tematici e di divertimento.

Cosa succede nelle scuole

Un capitolo a sé lo ha la scuola. L’obiettivo del ritorno in presenza al 100% non riguarda le zone rosse. Sono previste delle deroghe, che però non possono essere determinate dai presidenti delle Regioni o dai sindaci, «solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica». «I provvedimenti di deroga – prosegue il testo – sono motivatamente adottati sentite le competenti autorità sanitarie e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, anche con riferimento alla possibilità di limitarne l’applicazione a specifiche aree del territorio».

In zona rossa

Per le superiori in zona rossa è richiesta la presenza degli studenti nella misura di almeno il 50% e di al massimo il 75%. Le istituzioni scolastiche devono quindi adottare «forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica».

Nelle zone gialla e arancione

Nelle zone gialla e arancione la presenza deve riguardare, invece, dal 60 per cento al 100 per cento della popolazione studentesca. La bozza del decreto precisa quindi che «la restante parte della popolazione studentesca delle predette istituzioni scolastiche si avvale della didattica a distanza».

 

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