Omicidio Sacchi, Anastasiya si dispera in aula e scagiona il fidanzato: “La busta con i soldi era di Princi”

venerdì 23 Aprile 11:00 - di Redazione

«Oltre al lutto che non mi hanno fatto vivere ho dovuto combattere con persone che mi accusavano di essere l’assassina di Luca e l’amante di Princi».  Anastasiya Kylemnyk si dispera nel corso dell’esame in aula nel processo davanti alla prima Corte d’Assise di Roma per l’omicidio del fidanzato di Luca Sacchi. Il giovane fu ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 2019 con un colpo di pistola alla testa davanti a un pub nel quartiere romano Appio Latino.

Omicidio sacchi, la deposizione di Anastasiya

La giovane davanti ai giudici piange. «Quello che ricordo è che sentii una compressione alla nuca, ricordo che qualcuno mi disse “dammi il tuo zaino” e io ho aperto le braccia per farglielo prendere. Ero a terra, poi mi misi sulle ginocchia, girai la testa a sinistra e vidi le gambe di Luca a terra, a due metri da me, era sotto al marciapiede».

Il processo: chi sono gli imputati

A processo con rito ordinario ci sono Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due ventenni di San Basilio autori materiali dell’aggressione, Marcello De Propris, che consegnò l’arma del delitto, il padre di quest’ultimo, Armando, accusato della detenzione della pistola, e Anastasiya, coinvolta nella seconda tranche dell’inchiesta, per la violazione della legge sugli stupefacenti in relazione al tentativo di acquisto di 15 chili di droga.

«Mise nel mio zaino una busta marrone»

«Quella sera – ha ricordato la ragazza –, Giovanni Princi (al momento l’unico condannato dopo il rito abbreviato) ci disse che doveva fare un “impiccetto” per una moto, forse rubata. Mise nel mio zaino una busta marrone, come quelle del pane, con il bordo superiore arrotolato». «Nella denuncia – ha aggiunto – dissi che ero andata a casa sua e poi al pub a piedi e non in macchina perché ero convinta che Princi avesse fatto qualcosa nella mia macchina e ho pensato che se era successo quel casino c’era qualcosa che non andava e volevo che io e Luca rimanessimo fuori da questa storia. Non pensavo a Princi, pensavo solo a Luca». Durante la testimonianza di Anastasiya il padre di Luca Sacchi è uscito dall’aula in lacrime.

Omicidio Sacchi, Anastasiya: «Non volevo più vivere»

«La morte di Luca – ha poi raccontato – è stata un colpo talmente forte che io non volevo neanche più vivere. Io mi vedevo accanto a lui, volevo vivere con lui e creare una famiglia», ha aggiunto Anastasiya.

La ragazza ha poi aggiunto altri particolari. «Il giorno dopo la morte di Luca sono andata sotto casa di Princi, volevo parlare con lui, volevo guardarlo negli occhi, volevo che mi dicesse cosa era successo, perché Luca non c’era più e se conosceva chi ci aveva aggrediti. Avrei voluto avere io tra le mani i responsabili ancora prima dei carabinieri perché mi avevano strappato la persona che amavo di più a questo mondo».

«Per me quella fu una rapina»

«Di Princi sapevo che comprava stupefacente per uso personale. E qualche volta, così mi diceva Luca, la rivendeva agli amici per arrotondare», ha aggiunto la giovane. Poi ha sottolineato ancora. «Per me quella fu una rapina. Io non sapevo cosa raccontare ai genitori. Mi chiesero se io c’entrassi con la droga e dissi di no. A loro non dissi della busta nel mio zaino». La pm Giulia Guccione ha chiesto ad Anastasiya a cosa si riferissero i messaggi che Luca gli inviò poco prima di essere ucciso. In quei messaggi le diceva “non fare cazzate, attieniti ai piani”. «Si riferiva agli appartamenti che andavo a visitare perché stavamo cercando casa. E già avevo rischiato di perdere una caparra perché poi avevo cambiato idea sull’appartamento».

 

 

 

 

 

 

 

 

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