Moni Ovadia: “Draghi scandaloso, neanche un accenno al teatro. Possiamo pure morire”

lunedì 26 Aprile 19:54 - di Federica Argento
Moni Ovadia Draghi teatro

“Il documento presentato da Draghi mi sembra scandaloso. Nel discorso di Draghi non c’è neanche un accenno al teatro. O tu ha il coraggio di dire: ‘Per quanto mi riguarda il teatro può morire’; e prendi il rischio di dire questa cosa o parli di qualcuno che esiste”. E’ quanto dice Moni Ovadia all’Adnkronos sul discorso tenuto dal premier a Montecitorio per la presentazione del Piano Nazionale di ripresa e resilienza. E’ la prima voce dal mondo dello spettacole e dell’intrattenimento che si leva contro decisioni penalizzanti per un settore che sta languendo . Anzi, contro non-decisioni. Il che è più grave ancora.

Moni Ovadia: “Draghi dica ‘il teatro può morire'””

”Sono stupito perché so che Draghi è una persona seria e questo documento dimostra una mancanza totale di serietà -sottolinea-.  Mi sembra scandaloso! Ci sono milioni di persone che vanno a teatro. Con che coraggio si vengono a chiedere poi le tasse a chi fa teatro? Noi le tasse perché dobbiamo pagarle se non siamo considerati neanche parte del paese?”. Un grido di dolore che condividiamo in pieno. FdI è da sempre stata vicino al settore, ascoltandone le  istanze mentre altri governi li ignoravano. Come adesso.

Geppy Gleijeses: “Recovery plan inquietante”

“Si poteva dare un impulso nuovo al settore rivedendo il sistema di contribuzione del Fus, creando premialità e dando il tax credit”: alla reazione furibonda di Moni Ovadia si aggiunge il collega Geppy Gleijeses, attore, presidente e responsabile artistico del Teatro Quirino -Vittorio Gassman di Roma. Nonché  membro del direttivo dell’Associazione Teatri Privati Italiani. Un artistqa che parla a nome di gran parte del mondo dello Spettacolo.

Il mondo del teatro sul piede di guerra

“Ho letto tutto il Recovery plan – commenta – e lo trovo abbastanza inquietante. Ma se è un’occasione per rilanciare il Paese lo sarà sicuramente anche per rilanciare la cultura. Mi sembra, però, un’occasione persa che potevamo giocarci diversamente. Speriamo di non fermarci alla digitalizzazione e all’eliminazione della barriere architettoniche”. “Forse ci si poteva occupare di altro, di aspetti più urgenti, per esempio parlare di un maggior investimento sugli under 35 – ha aggiunto Gleijeses-. Ci si poteva inventare qualcosa di meglio, riavviando il sistema per dare un impulso nuovo al settore; rivedendo il sistema di contribuzione del Fus, dando finalmente il tax credit al teatro come avviene per il cinema. Lo ripeto – ha conclusoGeppy Gleijeses  – l’impulso nuovo non lo dai con l’efficentamento energico”.

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