Luttazzi sul Fatto di Travaglio suggerisce tutte le varianti della bestemmia. E dovremmo ridere?

mercoledì 7 Aprile 10:24 - di Francesco Severini

Daniele Luttazzi, sedicente comico, ha una rubrica sul Fatto di Marco Travaglio. Quest’ultimo lo porta in palmo di mano, perché fu grazie all’intervista che Luttazzi gli fece su Rai2 nel 2001 che Travaglio si è potuto fregiare del titolo di portabandiera dell’antiberlusconismo. Luttazzi, a sua volta, ha acquisito immeritata notorietà grazie al cosiddetto “editto bulgaro” di Berlusconi. Risultato, sia Luttazzi che Travaglio, senza un Berlusconi da insultare, sarebbero due nullità. La storia invece è andata diversamente.

E Luttazzi ci allieta ora dalle colonne del Fatto con la sua rubrica “Noncèdiche“. Nell’ultima perla che Luttazzi si degna di elargire si parla di bestemmie. Poiché in pubblico non si possono dire – scrive Luttazzi- “l’ingegno italiano ha escogitato bestemmie aggirate con cui sfogare l’eccesso di rabbia senza dover subire pene pecuniarie. In Paesi meno cattolici, invece, bestemmiare è permesso, altrimenti si conculca il diritto alla libertà di espressione”. Una premessa che è insomma una sorta di elegia della bestemmia da parte di uno che si vanta di essere un irriducibile ateo. Un ateo distratto, però, perché la bestemmia è purtroppo assai praticata in vie e piazze d’Italia e molto poco, anzi per nulla , repressa.

Ma Luttazzi vuole far il predicozzo sulla libertà di espressione. Giustamente, avrà pensato, perché non fornire qualche suggerimento per offendere la religione cattolica? E noi dovremmo ridere, leggendolo.

Ecco un passaggio: “Qualche mese fa vi ho invitato a ricordare le bestemmie aggirate dell’infanzia, tipo “Dio svizzero”. Avete risposto in massa! Scelgo dunque fior da fiore. Michele Martoni: “Anni fa un mio compagno di liceo ci deliziò con un interessante ‘Dio scorretto!’, che detto in dialetto romagnolo assume una musicalità non da poco: ‘Dio scurètt!'”. Remo Paternoster: “In Trentino la bestemmia è un intercalare imprescindibile, pur senza raggiungere gli apici toscani o veneti. Anche da noi però ogni tanto si cerca di aggirarle con i vari ‘zio’ (cane, porco, ladro, boia) e ‘madonega’ “.

Per concludere, Luttazzi vuole farsi aiutare a trovare bestemmie anche in letteratura. “Propongo anche un gioco ai lettori: c’è un romanzo in cui ricordo di aver letto per esteso delle bestemmie: Viaggio al termine della notte di Céline. Ce ne sono altri?”. Bella idea! Romanzi con dentro bestemmie: chi ne conosce? Rinnovo inoltre l’appello alle Regioni del sud, che custodiscono tesori blasfemi di cui sarebbe solo egoista mantenere il segreto. Coraggio, diobò!”.

E del resto, per uno che definiva un “gesto cristico” il mangiare merda in tv (quella pubblica, che anche noi paghiamo) la rubrica sulle bestemmie è il minimo. Poi magari, sempre sul Fatto, trovi una paginata che ti spiega quanto sia sconveniente il catcalling…

 

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