La Meloni: «A differenza di Conte, Draghi ci ha ascoltato». E a Salvini: «È ora di parlarci»

martedì 20 Aprile 9:02 - di Michele Pezza
Meloni

Un occhiata a Mario Draghi, un’altra a Matteo Salvini. Nei confronti del governo e dell’alleato Giorgia Meloni va di tacco e punta, come si fa in auto quando si è fermi in salita. E il suo compito certamente non è agevole: condurre l’opposizione senza perdere il contatto con i pezzi di centrodestra all’interno dell’esecutivo. I sondaggi certificano che gli italiani comprendono e apprezzano la strategia della leader di Fratelli d’Italia. Che proprio ieri, come racconta nell’intervista al Corriere della Sera, ha incontrato Draghi nell’ambito del giro di consultazioni sul Recovery Plan che il premier tiene con i partiti. «A differenza di quanto succedeva con Conte – esordisce la Meloni – vediamo interesse per le nostre posizioni. È un passo in avanti che apprezziamo».

Così Giorgia Meloni al Corriere della Sera

L’ascolto, insomma, c’è. «Resta il problema del metodo», eccepisce tuttavia la presidente di FdI. La sua preoccupazione è che Draghi possa anticipare al 30 aprile la presentazione del Recovery. «Il Parlamento – ricorda lei – si è espressa su quello di Conte, ma su questo ci si deve dare il tempo per esaminarlo». Sul punto non si transige e FdI è disposto a lavorare «giorno e notte». «Non si pensi di bypassare il Parlamento – avverte la Meloni -. Non ci staremo». I rilievi della destra diventano di merito quando l’intervista passa ad esaminare i provvedimenti legati ai sostegni e alle riaperture. Sui primi FdI incassa una significativa vittoria sulla revoca delle risorse del cashback, circa 5 miliardi, dal Recovery.

Sostegni: «Oltre al fatturato calciare anche gli affitti»

«Questa nostra battaglia è stata accolta», sottolinea la Meloni, che però avverte Draghi sulla bomba sociale innescata dalla pandemia. La sua proposta e di buon senso: pagare mensilmente la Cig e tenere conto nei ristori «non solo del fatturato perso ma anche dei costi fissi come gli affitti». Toni più ultimative sulle riaperture. «Deve sparire – dice – la parola “coprifuoco“. Ora basta». Quanto al centrodestra, la Meloni ribadisce quanto detto in altre occasioni e cioè che la divergenza di posizioni rispetto al governo non mette in pericolo l’alleanza.

«Nessuna guerra FdI-Lega»

Precisa che la mozione di sfiducia a Speranza «non è un attacco alla Lega», ma un atto che caratterizza l’opposizione. «Anche Salvini – ricorda la propose contro Gualtieri». E anche la presidenza del Copasir «è un tema del rapporto maggioranza-opposizione» e «non una guerra FdI-Lega». È arrivato, tuttavia, la necessità di parlarsi. Anche perché le amministrative incombono. Al momento non ci sono candidati. «Quando ci vedremo – conclude la Meloni – ci confronteremo e renderemo pubbliche le nostre decisioni».

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