Il Pd deprime pure i comici di sinistra, Vergassola: «Mi demoralizza. Letta? Speriamo bene…»

lunedì 19 Aprile 17:28 - di Gigliola Bardi
vergassola pd

Anche i comici si demoralizzano. Specie se, di sinistra, si guardano intorno e vedono solo rovine. L’ultimo a confessarlo, parlando del Pd, è stato Dario Vergassola, intervistato dal Giornale in occasione dell’uscita del suo ultimo libro Storie vere di un mondo immaginario. Cinque racconti delle Cinque terre, edito da Baldini+Castoldi.

Sul Covid «c’è poco da scherzare»

Nella lunga chiacchierata con Il Giornale, Vergassola ha ripercorso i suoi inizi e la lunga carriera, con quella nota caustica che ne è il tratto distintivo. Si è fatto tremendamente serio, però, quando ha parlato di due argomenti: Covid e Pd. Al punto che, a proposito della pandemia, ha detto che «purtroppo c’è poco da scherzare. La situazione va sbloccata al più presto. Mi rendo conto che il problema è grave e nessuno ha la bacchetta magica. Ma non se ne può più di vivere questa specie di non-vita fatta di restrizioni». «Visto che siamo in guerra, un generale dell’esercito potrebbe essere l’uomo giusto», ha poi aggiunto a proposito del generale Figliuolo. «Ma la verità – ha precisato – è che ci vorrebbe uno sforzo generale (nel senso di tutte le componenti sociali) che ponga al primo posto competenza ed efficienza. L’esatto contrario di ciò che abbiamo visto finora», ha chiarito Vergassola, richiamando tutti a uno sforzo maggiore, dalla politica alla scienza, fino ai cittadini.

Il Pd? «Una casa piena di crepe. Mi demoralizza»

Ma è quando ha parlato del Pd che Vergassola si è detto demoralizzato. «Si ritiene un uomo di sinistra?», gli ha chiesto Nino Materi, che firma l’intervista. «Tendenzialmente sì. Ma poi – ha risposto Vergassola – guardo la mia casa, la vedo piena di crepe e finestre rotte. E un po’ mi demoralizzo». E non basta l’arrivo di Enrico Letta per tirargli su il morale. «Zingaretti ha avuto coraggio a dire che si vergognava di un partito interessato solo alle poltrone. Letta dovrebbe essere il disinfestatore che bonifica il sistema. Speriamo bene», ha chiosato Vergassola, che aveva già smontato una delle prime proposte di Enrico Letta con una battuta. Il voto ai 16enni? «Avere 16 anni è un problema che non ricordo», disse nei giorni della proposta, aggiungendo che nel Pd serviva «fare pulizia, sbattere i tappeti, dare un’anima a questa roba».

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