Il miracolo di “Eupalla”: tutta la politica contro la Superlega. Il calcio unisce più del Covid

martedì 20 Aprile 11:14 - di Marzio Dalla Casta
Eupalla

Eupalla esiste e lotta insieme a noi. Giovannino Brera ribattezzò così la divinità del calcio. Meglio ancora l’Imponderabilità assoluta della pelota, capricciosa come un dio dell’Olimpo e perciò stesso imprevedibile e vendicativa. Ma anche capace di unire e far parlare con una sola voce una nazione di contradaioli in servizio permanente come gli italiani. Già, neppure il Covid ha potuto quel che al calcio, cioè a Eupalla, è riuscito nella maniera più normale possibile: unire l’intero arco politico. E infatti eccoli qua i vari leader a stramaledire tutti insieme la mattana della Superlega europea e con essa la pretesa di trasformare l’arena del pallone in un club esclusivo riservato a pochi e blasonati soci senza nulla concedere al merito e quindi allo sport. Una follia.

“Eupalla” fa cessare ostilità politiche

Da mesi annaspiamo tra riaperture promesse e poi revocate, colori cangianti, ordinanze a gogò e vaccinazioni a singhiozzo. Il governo consiglia, i governatori raccomandano, i prefetti mediano, i virologi impazzano e gli italiani impazziscono. Ognuno una lingua, come Babele, peggio di Babele. D’improvviso tutto si cheta, tutto finisce. L’irruzione nei tg e nei social del supercampionato europeo suona come un perentorio ordine di cessazione delle ostilità. E il miracolo si compie. Come d’incanto, laddove si accapigliavano Nord Sud, maggioranza e opposizione, virologi e virologi arriva lo sdegno unanime: «Mai». Scelta saggia. Per gli adoratori italiani di Eupalla è già tanto aver accettato il campionato a rate, il tradimento della morigerata schedina domenicale in favore dell’impudica scommessa infrasettimanale e persino gli highlights al posto del secondo tempo in tv. Ora il calcio senza volto del profitto pretende di negargli persino la soddisfazione di fare la ola nel vedere il proletario Benevento umiliare la Vecchia Signora bianconera sull’erba di casa. Jamais.

L’ironia di Togliatti

Lo sport, come bene sapevano i Romani del panem et circenses, testa gli umori dei popoli. «Come puoi pensare di fare la rivoluzione senza sapere quanto ha fatto la Juventus?», chiedeva, e non solo ironicamente, Palmiro Togliatti. Già, nessuno meglio di lui poteva saperlo, visto che fu l’annuncio via radio della vittoria di Ginettaccio Bartali al Tour de France del 1948 ad oscurare la notizia dell’attentato ai suoi danni. In quel caso – è vero – fu la ruota e non Eupalla ad evitarci un nuovo bagno di sangue. Ma rende comunque l’idea.

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