I 70 anni di De Gregori. Capanna: Francesco, perdona i compagni che ti processarono nel 1976

venerdì 2 Aprile 19:34 - di Riccardo Angelini
Francesco De Gregori

Francesco de Gregori, il ‘principe’ dei cantautori italiani, compie domenica 70 anni e quasi 50 di carriera, visto che il suo primo album, ‘Theorius Campus’, scritto con l’amico degli esordi Antonello Venditti, è datato 1972.

L’esordio al Folkstudio di Trastevere

Nato a Roma il 4 aprile 1951, De Gregori aveva iniziato già nel 1969 ad esibirsi al Folkstudio di Trastevere, cimentandosi in cover di Leonard Cohen e soprattutto Bob Dylan, con cui instaurerà un rapporto di stima reciproca e a cui l’artista romano ha dedicato più di un lavoro discografico.

Il primo album: “Alice non lo sa”

Il titolo del primo album solista di De Gregori è ‘Alice non lo sa‘. L’album esce nel 1973, ben trainato dalla partecipazione di De Gregori a ‘Un Disco per l’Estate’ con la canzone ‘Alice’. Sebbene il pezzo si classifichi all’ultimo posto, il disco divide la critica tra chi lo trova troppo ermetico e chi ne apprezza la poesia e la scrittura (tra i brani del disco un capolavoro come ‘La casa di Hilde‘). Il disco seguente si intitola semplicemente ‘Francesco De Gregori‘ e subisce le stesse accuse per i testi complessi e introspettivi. Ma nel frattempo l’artista comincia a conquistare un suo zoccolo duro di estimatori.

Il successo arriva nel 1975 con “Rimmel”

Il grande successo arriva con ‘Rimmel‘ del 1975, che diventa uno dei dischi più venduti del decennio, con brani come la title-track, ‘Pablo‘, ‘Quattro cani‘ e ‘Pezzi di vetro‘. In quel periodo nasce la collaborazione con Fabrizio De André. E si consolida quella con Lucio Dalla, che collabora anche al successivo album ‘Bufalo Bill‘ del 1976.

La contestazione degli autonomi al Palalido di Milano

Ma proprio quell’anno succede qualcosa che segnerà per sempre la carriera di De Gregori: il 2 aprile, durante un concerto al Palalido di Milano, viene contestato da attivisti della sinistra extraparlamentare che lo accusano di praticare uno stile di vita lussuoso e di strumentalizzare i temi cari alla sinistra per arricchirsi. Quando De Gregori, dopo avere cantato qualche altra canzone visibilmente infastidito dal clima, chiude il concerto, viene costretto da militanti armati a salire di nuovo sul palco per subire un ‘processo’ in cui gli si chiede anche di lasciare sul palco l’incasso della serata. L’arrivo della polizia interrompe la serata e secondo le ricostruzioni di stampa dell’epoca De Gregori, lasciando il Palalido, dichiarò: “Non canterò mai più in pubblico. Stasera mancava solo l’olio di ricino, poi la scena sarebbe stata completa”. Quell’episodio ispirò persino delle canzoni di colleghi, come ‘Vaudeville’ di Roberto Vecchioni, ‘Era una festa’ di Edoardo Bennato e anche la recente ‘Nel tempo’ di Luciano Ligabue.

Capanna: Francesco, perdonali. Quelli con il ’68 non c’entravano niente

Francesco, perdonali: quei contestatori di allora non sapevano quel che facevano ed erano lontanissimi parenti, per non dire estranei, al movimento autentico e spontaneo del Sessantotto“. E’ l’appello che Mario Capanna, il leader storico del ’68 in Italia, rivolge attraverso l’AdnKronos a Francesco De Gregori. Anche Mogol tesse le lodi di De Gregori: “E’ senza ombra di dubbio uno dei più grandi autori di canzoni, ha fatto una meravigliosa e meritata carriera nel mondo della musica e della discografia e non si può fare altro che applaudirlo!”.

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