Germania, la Cdu si affida ad Armin Laschet. Sarà lui a raccogliere l’eredità di “frau” Merkel

mercoledì 21 Aprile 11:23 - di Niccolò Silvestri
Laschet

Sarà Armin Laschet a raccogliere l’eredità di Angela Merkel e a tentare di succederle alla Cancelleria tedesca alle elezioni del prossimo 26 settembre. Sessant’anni, ministro-presidente della Renania settentrionale Vestfalia, da metà gennaio Laschet guida anche la Cdu. Per correre da primo ministro ha dovuto sconfiggere la concorrenza interna rappresentata del favorito Markus Soeder, leader della Csu, che della Cdu è la versione bavarese. Insieme, cristiano-democratici e cristiano-sociali, formano l’ossatura dello schieramento conservatore in Germania. Laschet si è imposto su Soeder al termine di una battaglia interna che ha fatto traballare l’unità interna.

Laschet ha sconfitto il bavarese Soeder

L’epilogo in una votazione segreta, limitata ai 46 membri della segreteria, in cui il primo ha raccolto 31 preferenze, il secondo nove e il resto si è perso in astensioni. L’eredità che la Merkel lascia a Laschet non è tutta luccicante, come pure si potrebbe credere. La cancelliera ha dominato a lungo la scena tedesca ed europea, ma con sempre minor smalto negli ultimi anni. Sul fronte interno, paga pegno ai sovranisti dell’Afd sull’immigrazione, mentre su quello Ue sconta  l’incertezza e l’impaccio tradito da Ursula von der Leyen di fronte alla pandemia. Una doppia morsa che ha indebolito la Cdu a tutto vantaggio dei Grünen.

Anche i Grünen puntano alla Cancelleria

I Verdi sono stabilmente al secondo posto nelle intenzioni di voto e anche i sondaggi più recenti li danno in ulteriore ascesa. La loro carta si chiama Annalena Baerbock e la caleranno nel prossimo congresso di giugno. A quel punto, il duello tra Laschet e la Baerbock investirà anche questioni di politica estera. A cominciare dalla realizzazione del gasdotto Nord Stream 2 con cui importare gas russo attraverso il mar Baltico. La Cdu è da sempre favorevole, i Verdi contrarissimi. E non solo per questioni legate all’ambiente. Il loro “no” ha infatti a che fare con la guerra in corso in Ucraina tra truppe fedeli a Kiev e ribelli filo-russi. È il lascito più pesante dell’eredità di frau Merkel.

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