Franceschini: «Per i concerti le stesse regole degli stadi di calcio». Alta tensione nel governo

mercoledì 14 Aprile 17:30 - di Giorgia Castelli
Franceschini

Franceschini non ci sta. Stadi aperti per il calcio? Lo stesso principio deve valere anche per la musica. C’è tensione nel governo dopo il sì alla apertura al pubblico del 25 per cento della capienza dello stadio Olimpico di Roma. Conditio sine qua non per permettere all’Italia di ospitare a giugno tre gare del campionato europeo di calcio. Dura presa di posizione del ministro della Cultura, Dario Franceschini. Intervenendo alla Camera ha subito spiegato che nel caso vengano autorizzati eventi sportivi con pubblico, le stesse regole debbano riguardare i concerti e gli spettacoli negli stadi o in spazi analoghi.

Franceschini: «Le regole devono essere uguali per tutti»

«Ho precisato oggi e l’ho scritto nella lettera di ieri al Cts che qualora venisse prevista la riapertura degli stadi per le partite di calcio, se nello stesso luogo si dovesse svolgere un concerto, le regole dovranno essere identiche. E non ci potranno essere differenze perché non si va in base all’importanza dell’evento o al suo valore. Ma si va in base a delle regole che devono essere uguali per tutti».

Franceschini, le richieste fatte al Cts

Franceshini durante il question time ha spiegato: «È già in vigore una norma che prevede che in zona gialla riaprano i musei, che sono stati aperti, e di cinema e teatri con delle condizioni del protocollo di sicurezza molto dettagliate preparate e stese con le organizzazioni di categoria. Io ho sentito le categorie, ho incontrato due giorni fa il Cts e in una lettera ho chiesto nelle zone gialle di ampliare la capienza dei locali».

«Passare al 50% della capienza»

E poi ancora. «Ad oggi nella norma è prevista la possibilità di riaprire con il 20% dei posti di una sala al chiuso, al massimo 200 persone, e al massimo 400 persone all’aperto. Ho chiesto al Cts di poter passare al 50% della capienza, fino 500 persone al chiuso e fino a 1000 all’aperto, con la possibilità alle Regioni, come è stato l’anno scorso, di dare deroghe per luoghi particolari che consentano di avere una capienza maggiore, magari anche con misure di precauzione maggiore». E poi ancora: «Bisognerà puntare sui prossimi mesi che si prestano in Italia a una serie di eventi all’aperto. Riapriranno anche in condizioni di sicurezza i luoghi al chiuso».

Gli operatori dello spettacolo: «Discriminati, perché?»

La decisione di aprire gli stadi per il calcio ha subito provocato la provocato la protesta degli operatori dello spettacolo. Per Carlo Fontana presidente dell’Agis: «Lo spettacolo è discriminato e vorrei capire perché». Intervenendo a Che giorno è su Rai Radio 1 ha puntualizzato che «il mondo dello spettacolo è stato devastato dalla pandemia. La situazione è drammatica. Si è perso circa l’80% degli incassi tra il 2019 e il 2020. E quindi – ha sottolineato il presidente dell’Agis – è necessario che si possa ripartire. E si possa ripartire in sicurezza».

«Noi in ginocchio da più di un anno»

E poi ancora. «Noi avevamo già indicato cosa fare nell’incontro con il presidente Draghi quando era stato incaricato di formare il nuovo governo. Il problema non è di far fare i tamponi 48 ore prima. Acconsentire la mascherina, il distanziamento, i percorsi diversi per entrata e uscita per il pubblico. Ma soprattutto trovare situazioni di sicurezza anche a chi fa lo spettacolo perché anche questo è un dato non trascurabile». In una dichiarazione congiunta i vertici delle maggiori agenzie di musica live operanti in Italia, Roberto De Luca (Live Nation), Ferdinando Salzano (Friends&Partners), Clemente Zard (Vivo Concerti) auspicano «che gli stessi criteri vengano applicati per il settore dello spettacolo e della musica dal vivo, in ginocchio da più di un anno».

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