Ferrara, 35enne intubata partorisce un bimbo. È in terapia intensiva da un mese per coronavirus

giovedì 22 Aprile 10:06 - di Giorgia Castelli
partorisce intubata

Dalla provincia di Ferrara arriva una storia di speranza. L’ha raccontata il quotidiano Il Resto del Carlino. All’ospedale di Cona, una donna partorisce intubata. Ricoverata nel reparto di terapia intensiva ha dato alla luce un bimbo. La mamma, Anani, 35enne, è intubata da circa un mese dopo aver contratto una forma grave del coronavirus.  A Il Resto del Carlino il marito ha raccontato che tutta la famiglia è stata colpita dal virus: non solo lui e la moglie, ma anche la suocera e il cognato. Ora l’uomo è uscito dall’ospedale. Contagiati anche gli altri due figli della coppia: entrambi positivi ma rimasti sempre asintomatici. I due bimbi, di sei e due anni, sono stati prima ricoverati nel reparto di pediatria e poi sono stati trasferiti in un Covid hotel insieme al padre.

Partorisce intubata, il marito: «Un vero dono dal cielo»

Al momento, la moglie è ancora ricoverata in condizioni serie ma adesso i medici le somministreranno terapie più forti, che finora non potevano adottare vista la gravidanza. «Hanno atteso che il bambino potesse nascere in sicurezza, pur se prematuro – ha detto il padre al quotidiano – Ora potranno curarla meglio». E poi ancora. Il bimbo «non ha il Covid, il tampone è negativo. È un bel bimbo, due chili e 200 grammi, un vero dono del cielo».

Il racconto dell’ostetrica: «Sono stati momenti intensi»

Sono stati momenti difficili. Come racconta a La Stampa, Carla Mosca, coordinatrice ostetrica dell’ospedale di Cona «abbiamo trattenuto il respiro e accolto il nuovo nato come se fosse di famiglia, cercando di rassicurare il papà, assente al momento del parto». Il bimbo si legge sul quotidiano torinese si chiama Rayt. È venuto alla luce una settimana fa con un cesareo con dieci settimane di anticipo. Ora è in terapia intensiva neonatale con ventilazione assistita. Si tratta di uno dei pochissimi casi di parto di una paziente intubata per Covid. Per portarlo a termine sono servite tre équipe: ginecologia, anestesia-rianimazione e neonatologia. «Il personale che ha assistito la nascita – racconta ancora Mosca a La Stampa – ha seguito tutte le fasi del ricovero dei due. Abbiamo avuto attimi di preoccupazione e altri di sollievo. Sono stati momenti molto intensi che hanno coinvolto emotivamente tutti noi». La storia della famiglia, residente a Cento, ha commosso tutta la città.

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