Covid, Bassetti boccia Speranza: «Nel suo ministero scelte ideologiche in danno del merito»

mercoledì 28 Aprile 14:03 - di Redazione
Bassetti

Fosse dipeso da lui, il ministro Speranza sarebbe già stato sfiduciato da tempo. E con una motivazione ben precisa: eccesso di «ideologia» a scapito della «meritocrazia» nella scelta dei consulenti scientifici. A sostenerlo non è un esponente di Fratelli d’Italia, ma un infettivologo del calibro di Matteo Bassetti. Un giudizio, il suo, assolutamente non dettato da ragioni politiche. È il motivo per cui si astiene dal commentare la mozione di sfiducia presentata da FdI. Equilibrio e prudenza, caratterizzano Bassetti anche nella valutazione della gestione del ministero della Salute dal punto di vista tecnico. «È evidenze – spiega infatti all’Adnkronos – che sono state fatte delle cose bene e altre male».

Bassetti: «Sul coprifuoco occorre buonsenso»

Stroncatura netta, al contrario, nella prevalenza della politica – anzi dell’ideologia – su scelte di  natura esclusivamente tecnica. Il tema dell’ora in meno di coprifuoco tiene banco anche tra gli esperti e non solo in Parlamento. È il motivo per cui Bassetti invoca soprattutto «buonsenso», dal momento che – spiega – «siamo in molti a sostenere che dal punto di vista scientifico non c’è un razionale forte». Tanto più, aggiunge, che «il muro contro muro non aiuta in un momento come questo». Tutto dipende dai dati del contagio.

«Misura illiberale»

Ma Bassetti fa comprendere chiaramente che lui considera la misura del coprifuoco strettamente connessa all’emergenza. «È una misura profondamente illiberale che dura da sei mesi e non deve diventare la nostra quotidianità», ricorda. In effetti, la sua posizione è perfettamente sovrapponibile a quella che il centrodestra, Giorgia Meloni in particolare, da tempo ripetono. È l’approccio ideologico al tema che va combattuto. «Si può pensare ad un meccanismo a step – suggerisce Bassetti -. Se le cose vanno bene il buon senso dovrebbe farlo portare alle 23, poi si arriverà alle 24 e poi via del tutto con il caldo e l’estate. È troppo limitante anche per il turismo».

 

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