Coprifuoco, maggioranza in tilt. Da Salvini un odg per tamponare l’iniziativa di FdI

martedì 27 Aprile 9:19 - di Michele Pezza
Salvini

Il “battesimo del coprifuoco” è atteso per oggi in aula a Montecitorio. Sarà infatti alla Camera che nelle prossime ore prenderà il via la discussione sull’odg presentato da Fratelli d’Italia, che impegna il governo a spostare di un’ora in avanti (le 23 anziché le 22) l’obbligo di rincasare. Per rafforzarne la portata ieri il partito di Giorgia Meloni ha organizzato una fiaccolata, guidata dalla leader, di fronte a Palazzo Chigi. Di sicuro c’è che la Lega non la voterà. Matteo Salvini ne ha infatti annunciato uno tutto suo su cui dovrebbe convergere anche Forza Italia, che accorcia il coprifuoco solo nelle zone a bassa intensità di contagio.

Salvini ottiene il “sì” di FI

Una risposta ai retroscena degli ultimi giorni che dipingono il Capitano stretto tra due fuochi:  da un lato la Meloni, che cavalca le sue stesse battaglie per erodergli consensi, dall’altro Enrico Letta, che tenta di spingerlo fuori dal governo, evidenziandone gli scarti rispetto alla linea Draghi. Basterà l’odg? Forse sì, se l’obiettivo è tamponare la concorrenza della Meloni. Non, però, sul fronte della maggioranza. È chiaro che lì un Salvini “di lotta e di governo in pianta stabile sarà difficile da digerire. Soprattutto per Draghi, sempre più insofferente ai litigi tra alleati, come ha ben fatto capire ieri in sede di presentazione del Recovery Plan.

Le differenze tra Conte e Draghi

Ma tant’è: sull’ora in meno di coprifuoco Salvini è andato troppo avanti, prima facendo astenere i suoi in Cdm sul relativo decreto, poi annunciando la raccolta di firme e ora presentando un odg. Un’escalation che non può interrompere senza perdere credibilità, tanto più che parrebbe premiata dai sondaggi. È il motivo per cui dovremo attenderci un vorticoso su e giù del governo. Non è un caso che dopo il discorso del premier sul Recovery, Salvini abbia rilanciato il tema dei tagli alla burocrazia citando il “modello Genova“. Non per fare il Pierino della situazione, ma per indossare i panni di colui il quale detta l’agenda al governo e quindi al Paese. Esattamente quel che faceva con il Conte1. Con la differenza che con Draghi i suoi numeri non sono determinanti a farlo cadere.

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