Biden riconosce il genocidio armeno. Arslan: «Lo faccia anche Draghi. Negarlo è come negare la Shoah»

sabato 24 Aprile 19:49 - di Agnese Russo
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«Negare il genocidio armeno è come negare la Shoah» e Joe Biden, che invece oggi ne ha ufficializzato il riconoscimento da parte degli Stati Uniti, ha sganciato «una bomba». A dirlo è stata la scrittrice e saggista di origine armena Antonia Arslan, autrice tra l’altro del bestseller La masseria delle allodole. «Sarebbe bello – ha aggiunto – se anche Draghi facesse lo stesso».

L’appello a Draghi: «Sarebbe bello facesse come Biden»

Arslan ha ricordato che «il Parlamento italiano ha per due volte riconosciuto il genocidio armeno» con l’approvazione della mozione bipartisan alla Camera nell’aprile del 2019 dopo una risoluzione del 2000. D’altro canto, ha proseguito parlando con l’Adnkronos, «Draghi ha già dato del “dittatore” a Erdogan» e con i «dittatori bisogna anche fare il muso duro ogni tanto».

La reazione di Ankara alla decisione Usa

Ankara ha accolto l’ufficializzazione del riconoscimento del genocidio armeno da parte della Casa Bianca, per altro preceduta da una telefonata tra i due presidenti, con toni durissimi. Una nota del ministero degli Esteri lo ha bollato come un «grave errore» da «correggere», ha sottolineato che «la Turchia non prende lezioni da nessuno» e ha avvertito che la scelta «mina la nostra amicizia e fiducia reciproca» con gli Usa.

«Negare il genocidio armeno è come negare la Shoah»

Ma per Arslan la decisione di Biden deve essere da esempio per tutti. «In generale – ha sottolineato – bisogna che questi leader delle nazioni occidentali si rendano conto che negare il genocidio armeno è come negare la Shoah. Ormai è dimostrato da tutti i punti di vista, da tutti i grandi storici e il negazionismo è ancora attivo soltanto in una frangia residuale di storici o turchi o in qualche modo collegati con la Turchia». Dunque, «è ora» di riconoscere a livello globale il genocidio armeno, «questo primo genocidio del ‘900 collegato per tanti fili con la Shoah», ha ribadito Arslan, che in più occasioni si è soffermata su questo tema.

Perché alcune nazioni non lo riconoscono?

La scrittrice, dunque, ha invitato a ribaltare il punto di vista. A fronte del «bel numero di Nazioni che hanno riconosciuto il genocidio armeno, c’è solo da domandarsi perché altre non l’abbiano fatto», ha detto, facendo riferimento al Regno Unito, da dove «è arrivato il primo documento importante sulla tragedia armena, il Libro Blu di Toynbee e Bryce, uscito nel 1916 con testimonianze immediate e di prima mano» e a Israele, «altro alleato degli Usa». Qui, ha spiegato Arslan, «ogni anno si apre una battaglia anche all’interno della Knesset sul riconoscimento del genocidio che lo fanno evidentemente per motivi strategici». «Sarebbe ora lo facessero e basta, senza pensare alle conseguenze. Bisogna farlo – ha incalzato la scrittrice – perché se non lo fa Israele non ha senso».

L’Europa grande assente: «Dov’è la sua diplomazia?»

Ne va anche dei messaggi che si vogliono mandare ai «dittatori» e della agibilità che mantengono per il fatto che «nessuno in qualche modo gli risponde», mentre perseguono coloro che, come il premio Nobel Orhan Pamuk affermano la verità del genocidio. «Dov’è la diplomazia europea? Dov’è la grande diplomazia europea? Come mai nessuno in questa unione di popoli che ha forza, che ha potenza, che è progredita, che ha 500 milioni di abitanti, prende posizione? Come mai non c’è una voce che prenda posizione in campo di politica estera?», ha quindi chiesto Arslan, sottolineando che «naturalmente meno parli più le persone autoritarie che dominano dei Paesi si sentono autorizzate ad andare avanti se non altro nella guerra delle parole».

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