Tutti contro “Leonardo”: «Genio dipinto come uno sfigato». E la De Angelis: «È una fiction…»

giovedì 25 Marzo 15:49 - di Giulia Melodia
fiction Leonardo

Vittorio Sgarbi è fuori di sé. E con veemenza tombale stronca la fiction Leonardo, che ha debuttato martedì sera su Rai1 inchiodando alle poltrone quasi 7 milioni di telespettatori. Per il critico, però, la serie targata Rai non merita tale successo. Tanto che, in un’intervista alla Nazione, lo studioso parla di «spettacolo indignitoso di un Leonardo che manca completamente di verità. E senza verità, non esiste cultura». Verità storica. Profondità e spessore sul personaggio. L’aspirazione sacrale del genio che si cimenta nell’impresa impossibile di arrivare a sfiorare Dio con la sua arte, non possono essere racchiusi nel cofanetto, per quanto suggestivo e d’effetto, di una fiction. Questa in sintesi l’analisi di Sgarbi. Che il critico, però, affida a una disamina a tutto tondo che finisce per stroncare il ritratto tv del maestro da Vinci.

Sgarbi stronca la fiction su Leonardo: «Manca completamente di verità»

Vittorio Sgarbi è lapidario. E da subito. O meglio, parte stroncando la fiction a partire dall’incipit. Riguardo al quale il critico nell’intervista al quotidiano fiorentino rileva: «Si parte con uno sbaglio: la serie racconta di un arresto per omicidio di Leonardo, accusato di aver avvelenato Caterina da Cremona. Una cosa mai avvenuta…». Sgarbi, del resto, sostiene che Leonardo non fosse semplicemente “un artista” ma «un uomo che come ambizione aveva quella di misurarsi con Dio. Ma la figura di Leonardo ha una solennità fin dalla sua giovinezza che deve essere rispettata: è quella che si legge nel Vasari quando mette nell’angolo Verrocchio. Dipingendo l’angelo a sinistra nel Battesimo di Cristo, a 16 anni. E si rende conto di essere talmente meno bravo da decidere di cambiare mestiere e fare lo scultore». Nella serie tv, invece, «viene dipinto come un uomo insicuro. Uno sfigato pieno di dubbi e turbamenti. Mal rappresentato anche nella scena in cui bacia un altro uomo».

«L’artista dipinto come uno sfigato pieno di dubbi e turbamenti»

E a proposito della polemica scaturita da questa scena, il critico d’arte ferrarese è tranchant: “«È fine a se stessa. Ma anche in questo caso il regista non sfugge al bamboleggiamento narrativo, infarcendo il gesto di contenuti non aderenti all’epoca. L’omosessualità nel Quattrocento non era una peculiarità di Leonardo, ma un costume abbastanza diffuso, del quale non c’era da fare una bandiera. Rappresentarlo com’ è stato fatto, è un modo per trasferire la mentalità odierna in cui il genere ha a che fare con i diritti di una comunità, in un’epoca in cui con c’era un problema di diritti, ma di scelte di uomini. L’accusa di sodomia fa parte di una condizione di superomismo che moralmente consentiva a Leonardo di fare ciò che voleva».

Anche lo studioso Vezzosi stronca la fiction

Insomma, elementi storici stravolti e un ritratto che, è bene che si sappia – sottolinea all’Adnkronos anche Alessandro Vezzosi, uno dei maggiori studiosi e biografo del genio del Rinascimento e direttore del Museo Ideale “Leonardo da Vinci” di Vinci – che questa fiction non ha niente a che fare con la vita di Leonardo da Vinci. Una stroncatura netta che collima con quanto rilevato da Sgarbi, e che, pur non entrando nel merito della produzione in sé, lo porta a commentare: «Può piacere o non piacere, anche se a me non è piaciuta». Secondo Vezzosi, «è veramente spiacevole il fatto che si innestino nella storia una serie di elementi che sono dei falsi storici e possono creare fraintendimenti nel pubblico. Qualcuno potrebbe credere davvero che la vita di Leonardo sia stata quella raccontata nella fiction».

«Su Leonardo con una quantità di informazioni false: lo trovo insopportabile»

Quanto al fatto che gli stessi autori abbiano ammesso di avere attinto alla fantasia per congiungere i cenni storici, Vezzosi osserva: «Nell’aspetto creativo ognuno è libero, è già successo anche per il Codice da Vinci. Ma in questa fiction, il protagonista poteva tranquillamente non essere Leonardo, poteva essere chiunque. Non c’era bisogno di travolgere il nome di Leonardo con una quantità di informazioni false. Capisco che elementi come l’eros, il mistero e l’occultismo siano accattivanti per un prodotto televisivo. Ma nel caso di Leonardo la sua storia è talmente meravigliosa da non avere bisogno di tutto questo. Non me lo sarei mai aspettato e trovo la cosa insopportabile».

Strinati, in “Leonardo” più verosimiglianza che verità. Ma è fiction e va bene

Ma in questo coro di critiche e dissensi, c’è anche una voce contro canto. Ed è quella dello storico dell’arte Claudio Strinati, che promuove seppur con qualche riserva la fiction di Rai1 Leonardo, la cui prima puntata, andata in onda martedì sera. Una rivisitazione filmica del genio di Vinci che, sottolinea a difesa dei suoi realizzatori Strinati, «è una fiction e non un documentario». E in quanto tale, a sua detta, «in buona sintonia con la tendenza attuale delle serie, molto classica, in cui la storia e in questo caso l’arte, sono soltanto un pretesto per raccontare vicende tipiche. Storie d’amore. Contrasti. Lotte. Passioni e altro. Mi è piaciuta per com’è girata e concepita, anche se da storico dell’arte non posso negare di avere avuto qualche fastidio per la scelta di trasformare i personaggi e le vicende reali in una novella, anche gradevole e divertente, mettendo da parte il racconto della storia di Leonardo da Vinci». In sostanza, dunque, Strinati confida all’Sdnkronos le stesse riserve di Sgarbi e Vezzosi, pur ulteriormente mediate e sfocate.

La replica alle critiche di Matilda De Angelis

Infine, al lungo elenco dei critici della fiction, si aggiunge in punta di piedi anche il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia. Il quale, quasi sottovoce, sottolinea: «Ho notato con una certa sorpresa che nella prima puntata non c’è stato nessun riferimento a Vinci, al paese natale di Leonardo. Eppure senza sottolineare il forte legame tra Leonardo e Vinci non si capisce dove affondano le radici del genio del Rinascimento». Un’ultima stoccata alla serie Rai che, in sostanza, tra mancati riferimenti storici e licenze poetiche ammesse dalla rilettura tv, si presenta – almeno per la puntata d’esordio – come un’occasione persa per approfondire la conoscenza del più famoso artista e scienziato di tutti i tempi. Il più celebre, certo, ma ancora altrettanto conosciuto. Ma a questo, forse, ha già risposto domenica scorsa una delle protagoniste della fiction, Matilda De Angelis che, ospite di Mara Venier a Domenica in, ha spiegato in maniera colorita perché la storia di Leonardo da Vinci è stata romanzata. anche a scapito di verità e credibilità «Non potevamo fare una rottura di palle». Una risposta netta, anche se non esaustiva, a dubbi critici e rilievi accademici.

 

 

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