Treviso, la madre dell’aggressore di Marta: «Colpa della Dad. E’ buono, Meloni e Salvini non lo sanno”

giovedì 25 Marzo 8:55 - di Mia Fenice
aggressore di Marta

Marta Novello si è risvegliata. Lunedì la ragazza ventiseienne era stata aggredita da un ragazzino a coltellate a Mogliano Veneto. La madre dell’aggressore di Marta, come riporta il Corriere della Sera, alla notizia del risveglio della giovane è scoppiata a piangere. È una ragazza madre che ha cresciuto il figlio con l’aiuto dei genitori e del fratello. Il padre del ragazzo, un immigrato di origini africane, se n’è andato prima ancora che nascesse. «Sapere che se la caverà – ha detto al Corriere – mi rende davvero tanto felice. In queste ore ho pensato continuamente a Marta e al dolore dei suoi genitori. Mi dispiace: quello che ha fatto mio figlio è grave». E poi ancora. «Ne stanno parlando tutti. Parla Salvini, la Meloni, parlano il sindaco e i vicini… Dicono cose cattive, gli danno del drogato e del bullo. Ma la verità è che nessuno di loro conosce mio figlio».

Parla la madre dell’aggressore di Marta

La donna racconta al quotidiano milanese quel terribile pomeriggio. Lei lavora come cuoca e lunedì è tornata a casa nel pomeriggio. Suo figlio «non c’era… ho deciso di uscire a cercarlo: appena aperta la porta, mi sono ritrovata i carabinieri davanti». La donna spiega che inizialmente si era allarmata e aveva pensato a un incidente. «Invece mi hanno detto dell’aggressione e io non volevo crederci… Lo so che sembrano solo le parole di una mamma angosciata ma mio figlio non era mai stato violento, e anche adesso non ce la faccio ad associare l’immagine che ho di lui a ciò di cui è accusato».

«Non fa uso di droga»

La donna spiega ancora al Corriere che il figlio «non fa uso di droga e non abbiamo problemi economici». Il ragazzo frequenta il secondo anno dell’alberghiero. «All’inizio aveva buoni voti, poi è cominciata la didattica a distanza e lì è cambiato. Negli ultimi tempi aveva grosse difficoltà a seguire le lezioni: non sopportava l’idea di dover restare chiuso in casa, quasi si sentisse in gabbia. E da quando la squadra di calcio in cui gioca ha sospeso gli allenamenti, la situazione è peggiorata. È come se, in mezzo a tutte queste restrizioni, non riuscisse a trovare un equilibrio. È l’unica ipotesi che riesco a fare: che lunedì il suo cervello abbia avuto una sorta di blackout. Non è una giustificazione, lo so. Ma cerchi di capirmi: sto cercando un senso a tutto questo dolore…».

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