“Stallo messicano” nel Pd, retroscena di Dagospia: già si scannano sul dopo-Zingaretti

martedì 9 Marzo 10:29 - di Adriana De Conto
Pd Zingaretti

Pd diviso, stordito, preso all’amo dalle Sardine, in balia delle ire dei giovani dem, con il vento furibondo delle donne che reclamano posti. E’ il il Partito democratico, signori, alle prese come sempre con se stesso, con una permanente resa dei conti interna. Le traumatiche dimissioni di Nicola Zingaretti sono traumatiche non tanto per la persona quanto per gli effetti che per ora i sondaggi registrano; facendo calare a picco il Pd al quarto posto tra i partiti, dietro FdI. Il segretario, per ora ex,  ha fatto capire ai vertici di essere pronto a «favorire una soluzione per rilanciare i dem». Il che significa che non farà niente per ostacolare l’individuazione di un nome per la sua successione. Trovare il nuovo leader spetterà agli altri, ossia ai capicorrente della maggioranza che ha fin qui guidato il Pd. E’ il commento di Mariateresa Meli sul Corriere, che dà conto della “polveriera” Pd.

Pd, Letta: “Faccio un’altra vita…”

Dagospia, il sito di Roberto D’Agostino, registra i segnali di debolezza del Pd, titolando “Stallo messicano”, mettendo insieme i pezzi di un puzzle impazzito ricavato dai resoconti dello stato del partito.  No a un segretario che duri solo qualche mese, è il grido di Dario Franceschini: «Dobbiamo eleggere un segretario che duri almeno un anno, che ci porti alle elezioni amministrative, che gestisca una maggioranza di governo complicata come l’attuale. Non esiste che si vada a un reggente provvisorio». Ad avere i connotati adatta a queste preferenze è Enrico Letta, che piacerebbe a molti. «Ci vuole uno come lui», dicono molti esponenti del partito. Ma lui dai social scrive: “Faccio un’altra vota e un altro mestiere”. Già, quella di segretario dem sarebbe tutto tranne che un botta di vita…

Base riformista che fa capo a Lorenzo Guerini e Luca Lotti, dice  e non dice, si apprende dal Corriere: “è disponibile all’idea di far convergere i suoi voti su un candidato che possa rappresentare tutto il partito, ma aspetta che sia la maggioranza a offrire una soluzione possibile. Però la verità è che un nome non c’è ancora- ipotizza l’editorialista- . Infatti i due principali azionisti di riferimento della maggioranza che ha eletto Zingaretti, cioè Andrea Orlando e lo stesso Franceschini, non sono riusciti ancora a mettersi d’accordo”.

Il Pd paralizzato  dai veti incrociati

Sappiamo che Orlando vedrebbe di buon occhio una donna come Anna Finocchiaro o di un giovane come l’ex ministro per il Sud Giuseppe Provenzano. Mentre per Area dem, la componente che fa capo a Franceschini, ha avanzato i nomi di Roberta Pinotti e Piero Fassino. Il bello è che a pochi giorni dall’Assemblea nazionale del Partito democratico prevista per il week end non c’è una soluzione. Ridicola l’ipotesi – che pure circola- di far slittare la riunione del parlamentino. Sarebbe la classica pioggia sul bagnato.

Un altro nome che è circolato è quello dell’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Insomma, l’unica certezza è il caos dentro il Pd. Se si pensa che c’è chi spera che Zingaretti, – ieri ha ripreso la tessera del Pd-  possa ripensarci allora la “malattia” del pd è ancora più grave. Lo hanno massacrato fino a ieri e ora sperano che tolga loro le classiche castagne dal fuoco. Pace col cervello mai.  Il segretario dimissionario non sembra intenzionato a un passo indietro.

Enrico Letta si sfila – per ora- ma deve fronteggiare gli ex renziani che lo vedono come il fumo negli occhi. Spunta addirittura l’ipotesi Veltroni, apprende La Stampa. “Non ci starà mai…”, dicono i più». E poi i veti: Roberta Pinotti ok non è gradita Andrea Orlando, scrive la Meli». Il quale «sarebbe la soluzione più naturale…è il numero due!» argomentano i suoi. Ma c’è il niet di Dario Franceschini: “non può accettarlo come candidato unitario, perché capo della corrente avversa”, leggiamo. Ebbene, ricapitolando, i big di un partito senza segretario, in caduta libera, si guardano in cagnesco. L‘Assemblea di sabato sarà uno spettacolo…Meglio di Jonesco e del teatro dell’Assurdo: dovranno eleggere un nuovo segretario, sottoposto ai  veti incrociati delle correnti. Che sconnterà l’altra metà di un partito in piena involuzione.

L’ironia: “Segretario precario come un rider”

L’uscita dalla D’Urso di Zinga è stato una sorta di big bang. “Anche perché c’è il rischio che chi salirà al trono sabato, ci prenda gusto e resti fino alla scadenza congressuale di fine 2023, tenendo in mano lo scettro più ambito: la penna per segnare e cancellare nomi sulle liste elettorali. E distribuire posti di potere. Mica poco. Per questo si darà un incarico a tempo determinato. Una sorta di segretario precario come un rider”, è il commento sarcastico della Stampa.

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