Sorpresa a Pavia, tunisino protesta per il figlio che mangia il maiale a scuola. Il tribunale gli dà torto

martedì 23 Marzo 13:00 - di Redazione
maiale

La sentenza è del 10 marzo scorso, ma il clamore suscitato è notizia di queste ore. Clamore più che giustificato, dal momento che la decisione della presidente Marina Bellegrandi, giudice a Pavia, va decisamente controcorrente. Ha infatti imposto ad uno scolaro musulmano di frequentare l’ora di religione consentendogli , nel contempo, di mangiare carne di maiale, inibita invece dalla sua fede. Il tribunale si è così espresso dopo aver esaminato il ricorso presentato dal padre del bambino, il 42enne tunisino Khaled Bahri, affinché il figlio non frequentasse l’ora di religione a scuola. E osservasse a mensa la dieta riservata agli altri bimbi musulmani.

Khaled Bahri ha accusato l’ex-moglie

Secondo il giornale La Luce, Bahri, in Italia dal 2013, si è separato dalla moglie nel 2015. La vicenda che vede al centro il bambino, in affido condiviso, rientrerebbe in una serie di ripicche post-separazione. Da qui il ricorso di Bahri, che accusa l’ex-moglie di avergli negato negli ultimi 16 mesi il diritto di vedere il figlio nei fine-settimana. In quello stesso atto denuncia le decisioni riguardanti l’educazione religiosa del figlio assunte dalla madre, a suo dire, in totale autonomia. In effetti è stata lei a chiedere che il figlio mangiasse il maiale e frequentasse l’ora di religione. La sentenza le ha dato ragione sulla base di considerazioni dirette a favorire «l’integrazione» del minore. Il Collegio – si vi legge – dovendo risolvere il contrasto tra i genitori, non può che decidere avendo a mente l’interesse del bimbo».

Potrà mangiare il maiale e frequentare l’ora di religione

Una premessa necessaria per capire il senso della decisione. L’integrazione è necessaria, scrivono i giudici, «per una sua crescita serena nonostante la conflittualità tra i suoi genitori». Per questo, occorre «evitare ogni possibile trattamento diverso dai compagni». Parole riferite sia alla possibilità di mangiare gli stessi alimenti degli altri bambini, maiale compreso, sia a quella di frequentare l’ora di religione. A chiederlo – sottolinea la sentenza – era sta la madre «pur non essendo cattolica». Il tribunale non ha mancato infine di far notare l’incoerenza di Bahri. «Pretende – recita la sentenza – di imporre un rigido regolamento alimentare al figlio, ma ha personalmente trasgredito i precetti dell’Islam, assumendo alcool».

 

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