Santanchè a Letta: «Benvenuto nel nostro mondo. Le donne da noi sono sempre valorizzate»

martedì 23 Marzo 14:23 - di Sara Gentile
Daniela Santanchè

«Arrivano sempre dopo, sempre in ritardo questi del Pd… Forse Letta si è reso conto di come sono state trattate le donne quando si è fatto il governo Draghi e ora cerca di rimediare. Meglio tardi che mai…». Daniela Santanchè, senatore di Fratelli d’Italia e coordinatore regionale in Lombardia, commenta così all’Adnkronos la “svolta rosa” di Enrico Letta che ha proposto di nominare due capigruppo donna alla Camera e al Senato.

Santanchè: «Da noi le donne sono sempre valorizzate»

«A Letta dico: “Benvenuto nel nostro mondo…”. Noi di Fratelli d’Italia – sottolinea Santanchè – abbiamo una leader donna a livello nazionale e anche europeo, visto che Giorgia è anche presidente dell’Ecr, la terza famiglia europea». Giorgia Meloni è, infatti, l’unica donna leader sia di un partito politico europeo che di un partito italiano. «Le donne  – dice ancora Santanchè – da noi sono sempre valorizzate. Io, per esempio, sono capogruppo in commissione Industria e commercio, capogruppo in Vigilanza Rai e coordinatrice regionale in Lombardia».

«Il Pd ha ancora sindrome del torcicollo»

Santanchè ci tiene poi a sottolineare una ”differenza sostanziale” con il Pd: «Con la Meloni noi siamo abituati a conquistare le cose. Mentre nel Pd ci vuole sempre un uomo che conceda qualcosa, io sono in un partito dove le donne non hanno mai chiesto concessioni agli uomini ma abbiamo conquistato tutto da sole. Il Pd – avverte – ha ancora questa sindrome del torcicollo… Devono fare un bel cammino, hanno ancora tanto da imparare».

Letta: «La questione di genere è cruciale»

Il Pd continua a essere in fermento e a mal digerire la scelta di Letta. Proprio oggi il segretario parlando all’assemblea dei deputati del Pd ha detto chiaro e tondo: «Se condividiamo questa ambizione di giocare una simile partita in Europa non possiamo accettare di avere tutti uomini ai nostri vertici. In Europa la questione di genere è cruciale. La diversità rende più credibili, moderne, innovative le classi dirigenti». Parole  che però aumentano i malumori all’interno del Pd.

 

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