Recovery, l’incarico a McKinsey crea il caos e il governo cerca di metterci una pezza. Il retroscena

domenica 7 Marzo 11:44 - di Giorgia Castelli
McKinsey

Il caso della consulenza al colosso americano McKinsey per la riscrittura del Recovery Plan ora fa tremare la maggioranza. Dopo la protesta di FdI e di Giorgia Meloni, è arrivato l’altolà anche dall’ala sinistra del Pd, da M5S e Sinistra italiana. Come riporta Repubblica, nel governo erano in pochi a conoscere l’operazione «interamente gestita dall’asse Palazzo Chigi-Mef». E si punta il dito contro Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco.

Caso McKinsey, il retroscena di Repubblica

Sempre Repubblica ricostruisce il retroscena della vicenda e racconta che il ministro del Lavoro Andrea Orlando appena saputa la notizia ha chiamato il collega del Mef Daniele Franco per chiedere chiarimenti. Il ministro gli avrebbe spiegato i termini dell’accordo, poi messi nero su bianco in una lunga nota. Ma il Pd non ha digerito la notizia ed è insorto chiedendo di essere maggiormente coinvolto. Ecco perché, scrive sempre Repubblica, «concordano un incontro già in questo inizio settimana per approfondire i prossimi passaggi nella definizione del Recovery Plan».

Le proteste del Pd

I tempi sono strettissimi per l’approvazione del Recovery Plan. Ma ad ex ministri e sottosegretari del Pd questo importa poco. Sul tappeto resta il fatto di non essere stati informati. Uno dopo l’altro Antonio Misiani, Giuseppe Provenzano, Francesco Boccia hanno fatto sentire la loro voce.

La conferma del ministero dell’Economia

La notizia dell’incarico a McKinsey, scrive ancora Repubblica, è stata confermata per iscritto proprio dal ministero dell’Economia. «La governance del Pnrr italiano è in capo alle amministrazioni competenti e alle strutture del Mef che si avvalgono di personale interno degli uffici». È la premessa che si legge su Repubblica. «McKinsey, così come altre società di servizi che regolarmente supportano l’amministrazione, non è coinvolta nella definizione dei progetti. Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni competenti per materia». Il contratto, viene infine precisato, si legge ancora su Repubblica, avrà un valore di «25mila euro più Iva».

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