Perizia sull’afghano che ha accoltellato 7 persone in Svezia: vietato dire che è un terrorista islamico

venerdì 5 Marzo 14:45 - di Laura Ferrari
Svezia, afghano svezia foto

Un tribunale svedese ha aperto l’udienza oggi sul 22enne sospettato di aver subito un attacco di coltello durante la custodia. Lo ha detto un portavoce del tribunale. L’uomo ha accoltellato mercoledì scorso sette persone a caso a Vetlanda, cittadina nel sud della Svezia. Alcune di loro sono rimaste ferite in modo grave.

La polizia non ha escluso un motivo terroristico per l’attacco a colpi di coltello, ma il caso non è gestito da pubblici ministeri specializzati in tali casi, segno che non è stata trovata alcuna prova decisiva per questo capo d’imputazione. Si ritiene che l’attentatore, un rifugiato afghano arrestato mercoledì, abbia agito da solo.

Il 22enne afghano ha chiesto asilo nel 2018

L’autore dell’attacco all’arma bianca è un afghano di 22 anni. Era arrivato nel Paese nel 2018. Lo riportano oggi alcuni media nazionali. Il giovane viveva a Vetlanda da qualche mese e la notte di venerdì la polizia ha perquisito la sua abitazione , scrivono i quotidiani Aftonbladet ed Expressen. La polizia – che indaga sulla possibile matrice terroristica dell’attacco – non ha reso note la nazionalità o le generalità del sospetto, limitandosi a dire che si tratta di un giovane di una ventina d’anni che vive nella regione.

La polizia svedese ha rivisto questa mattina al ribasso, da otto a sette, il numero dei feriti nell’attacco all’arma bianca avvenuto mercoledì sera nella cittadina di Vetlanda, senza fornire ulteriori dettagli. La notte scorsa fonti ospedaliere avevano fatto sapere che tre delle persone ferite sono in pericolo di vita, mentre altre due hanno riportato ferite gravi.

I due precedenti attentati islamisti in Svezia

Il Paese scandinavo ha subito due attentati islamici negli ultimi anni. Nel dicembre 2010, due esplosioni quasi simultanee colpirono il centro di Stoccolma, provocando un morto e due feriti. Si trattò di un attentato suicida, preceduto da minacce di matrice jihadista, in cui si condannava tra le altre cose la presenza militare della Svezia in Afghanistan. Nell’aprile 2017, sempre nella capitale, un richiedente asilo uzbeko respinto e radicalizzato falciò i pedoni con un camion rubato, uccidendo cinque persone. Confessò di aver agito per vendicare la guerra degli occidentali contro l’Isis.

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