Pd partito delle tasse: dice no allo stralcio delle cartelle esattoriali previsto nel decreto Sostegni

venerdì 19 Marzo 8:56 - di Redazione
stralcio cartelle

Scontro nel governo Draghi sullo stralcio delle cartelle esattoriali. La misura riguarda il capitolo fiscale del Decreto sostegni. Lo stralcio riguarda le cartelle entro i 5000 euro e interessi inclusi degli anni 2000-2015 e proroga al trenta aprile sia per l’invio di nuove cartelle esattoriali che per i pagamenti della ‘rottamazione ter’ e del ‘saldo e stralcio’ previsti dai dl fiscali dei precedenti governi. Cifre alla mano sono circa 60 milioni le cartelle fiscali per un costo pari ad un miliardo nel 2021 e un miliardo nel 2022. Inoltre, secondo lo schema, sono oltre 130 milioni le cartelle ad oggi nel ‘magazzino’.

Lo stralcio delle cartelle esattoriali: cancellazione di 61 milioni di atti

La misura studiata dal Tesoro consentirebbe la cancellazione di 61 milioni di atti ma visto lo scontro politico in corso potrebbe cambiare. Il quotidiano la Stampa scrive che Pd e Leu si oppongono a quello che definiscono un “rischio condono”.  E si trovano però dinanzi un fronte compatto che va dal M5S alla Lega fino a Italia Viva. «Sulla pulizia del magazzino fiscale dobbiamo fermare le fake news, non si tratta di un condono», ha attaccato la viceministra dell’Economia, Laura Castelli.

Lega, Iv, M5S e Forza Italia difendono la misura

Luigi Marattin (Iv) aggiunge: «Mantenere questi crediti inesigibili nel magazzino è un costo inutile, bisogna modernizzare la riscossione». Per la Lega è «imprescindibile che nel decreto ci sia la pace fiscale, l’azzeramento fino a 5 mila euro è giustizia sociale», ha ricordato Matteo Salvini. Uno sforzo chiesto pure da Forza Italia: «Il governo abbia coraggio, serve un patto con i contribuenti», ha detto Antonio Tajani.

Il Pd si oppone e vuole la cancellazione solo per le imprese fallite

Il Partito democratico – sottolinea La Stampa –  che non ha mai amato questo tipo di norme, non ha alzato le barricate con il Mef, però pretende un meccanismo più rigoroso, legando la cancellazione dei “ruoli” solo a imprese fallite, persone defunte o nullatenenti. Per il deputato dem Walter Verini «è giusto venire incontro alle categorie in difficoltà, ma c’è chi il proprio dovere l’ha fatto, quindi dobbiamo trovare il modo di intervenire senza premiare i furbetti».

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