Pd, l’ospitata dalla D’Urso è ormai una telenovela. Staino: «Zingaretti non lo riconosco più»

lunedì 8 Marzo 20:11 - di Michele Pezza
Staino

Intellettuale e de sinistra a tutto spiano, anzi Staino. Inteso come Sergio, il fumettista-vignettista “papà” di Bobo, icona cult della gauche raffinata e salottiera. Con tali premesse, non stupisce neanche un po’ se l’ospitata di Nicola Zingaretti da Barbara D’Urso gli abbia scatenato la stessa reazione della fila dal dentista. «Mi intristisce molto», è stato infatti il suo sconsolato commento. E fosse solo questo. In quell’apparizione a distanza dell’ex-segretario  nel salotto televisivo più trash della tv generalista, Staino coglie addirittura i prodromi di una svolta epocale. Una sorta di scalcagnata Bolognina ad uso e consumo dei compagni meno dotati e meno acculturati.

Staino è il vignettista di Bobo

«Non lo riconosco più. Non credo stia bene, appare all’interno di una crisi di nervi», ha detto rincarando la dose. Parole, le sue, che a leggerle in altri tempi avrebbero provocato fremiti di accorata preoccupazione. Staino non si discute. Ma fa sempre uno strano effetto sentire gli ex-comunisti rinfacciarsi critiche evocando «colpi di nervi». Neurocomunismo di ritorno? Scherziamo, ovviamente. Ma di certo c’è che scatenare una bagarre di tali proporzioni solo perché Zingaretti si è endorsato in favore della D’Urso non è proprio indice di tolleranza. Va tuttavia aggiunto che l’inventore di Bobo non inarca il sopracciò per mera supponenza intellettuale.

«Il segretario influenzato da grillini e Bettini»

La motivazione politica c’è e non è né banale né conformista. Eccola: «Sembra sia stato contagiato dal populismo dei grillini». Non male, se si pensa che la sinistra colta sta sbianchettando interi brani di storia 5Stelle nel tentativo di accreditarne una fede europeista a prova di bomba. Staino, quanto meno, dice pane al pane e vino al vino. E imputa l’involuzione del leader dimissionario al suo «legame quasi innaturale con Goffredo Bettini». Un uomo, suo dire, «di cui subisce il fascino e di cui ho profonda sfiducia». Comunque sia, per il vignettista l’era di Zingaretti è conclusa. Nessun invito a ripensarci. Largo ai giovani e via i vecchi. Due i super-indesiderati: Matteo Renzi e Massimo D’Alema. «Spero – dice – di non rivederli mai più».

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