Palestre in rivolta e pronte a sfidare i divieti. “Il 7 aprile riapriamo, con o senza l’autorizzazione”

sabato 27 Marzo 11:12 - di Elsa Corsini

Anche le palestre sul piede di guerra contro la conferma del lockdown fino alle fine di aprile. Insieme ai ristoratori i gestori di impianti sportivi, palestre e piscine, sono i più penalizzati dalle chiusure a oltranza del governo.  isperati, senza incassi da mesi e mesi (chiuse a oltranza da ottobre) sono pronti alla disobbedienza. Non si esclude che possano riaprire sfidando i divieti. C’è aria di rivolta.

Palestre sul piede di guerra. Pronte a riaprire il 7 aprile

“Tutti chiusi? Sono certo che, alla scadenza del Dpcm, il 7 aprile molte palestre riapriranno. Non hanno più niente da perdere, anche contro le norme. Dei verbali non frega più niente a nessuno, ora è questione di sopravvivenza”. È la previsione realistica del presidente dell’Anpals, l’associazione nazionale delle palestre e strutture private sportive, Giampiero Guglielmi. Che fotografa un quadro drammatico.

Il 90% dei lavoratori rischia di restare a spasso

“Per il 40% le strutture sono già scomparse. E per la ridicola riforma dello sport che mira al miglioramento delle condizioni lavorative resterà a spasso il 90% dei lavoratori. Per il governo evidentemente l’attività fisica non è fondamentale e sta distruggendo il settore”, aggiunge. Lo sport si conferma il fanalino di coda nelle priorità anche del governo Draghi. Ai contraccolpi economici si aggiungono le ricadute sulla salute.

Lo sport è l’ultimo posto nell’agenda di governo

“Ma il problema è che gli italiani sono già ammalati, in testa e fisicamente, l’obesità è al 40%. I vaccini serviranno a poco, in questo stato di cose. Potrei ormai anche fare un appello a tutti ad andare in bici o a piedi sempre, a riguardarsi e muoversi in autonomia. Ma guardo al fatto che la politica sta distruggendo lo sport di base”. Guglielmi denuncia un accanimento inspiegabile nei confronti degli operatori dello sport. Che chiedono solo di lavorare in sicurezza.

“Lo Stato non si fida di noi”

“Lo Stato non si fida delle strutture sportive. Che sono controllate e monitorate. E le tiene chiuse a prescindere mentre i contagi avvengono in altri contesti. Una situazione inspiegabile e ora c’è aria di rivolta. Conosco chi ha perso 150.000 euro e ne ha ricevuti 5.000. Ma di che stiamo parlando? Riapriranno dal 7 aprile, verbali o no”.

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