Nuova grana per Draghi. La Carfagna vuole una ‘profonda revisione’ del reddito di cittadinanza

sabato 27 Marzo 10:22 - di Eugenio Battisti

Prime grane per il governo. Mara Carfagna chiede una profonda ‘revisione’ del reddito di cittadinanza. Che in piena emergenza sanitarie ed economica suona come uno spreco.  Anche se il ministro per il Sud non lo può dirlo esplicitamente. “Gli strumenti di sostegno al reddito esistono in tutta Europa”, chiarisce in un’intervista al Foglio.

La Carfagna boccia il reddito di cittadinanza

“Ma ovunque sono separati dalle politiche attive per il lavoro. Resto convinta che sia necessaria una profonda revisione”. Parole che non saranno gradite alla componente grillina del governissimo di salvezza nazionale. Dopo il pressing di Salvini sulle riaperture arriva un’altra grana per Draghi. Costretto a rinnovare la misura assistenziale con qualche ‘ritocco‘. Per non scontentare i 5Stelle. Tema tornato di stretta attualità dopo il caso scatenato dalle parole del numero uno dell’Inps Pasquale Tridico.

Commissariare le Regione del sud è roba da talk-show

La Carfagna non è più tenera con il passo del governo sulle regioni del Sud  in materia sanitaria. L’idea di commissariare regioni quali Calabria, Campania, Sicilia “è il classico argomento da talk-show. Sommario e utile solo alla polemica”.  Il Nord non è meno in affanno. Basta con la narrazione del Meridione nero.

Sui vaccini stessi problemi da Nord a Sud

“I dati – spiega il ministro forzista – ci dicono che la campagna vaccinale vede eccellenze e criticità ai due capi d’Italia. In uguale misura. Bisogna aiutare, e lo si sta facendo, chi ha problemi organizzativi. Di personale, di logistica e far sì che i sistemi sanitari escano rafforzati da questa emergenza. Una Sanità più efficiente può essere il regalo inaspettato di questa lunghissima crisi“.

Sanità, lo Stato deve garantire i livelli minimi di assistenza

Una sanità da centralizzare per sottrarla ai governatori in ordine sparsi? “Credo fermamente nella necessità di indicare, come prevede un’inattuata norma costituzionale, livelli minimi di assistenza e prestazioni di welfare uguali da Bolzano a Ragusa. Lo stato deve fissare standard sotto i quali non si può andare. Personalmente, sto già lavorando a questi standard. Per i nidi e per l’assistenza sociale”.

Il Ponte sulla Stretto non è nel Recovery Fund

Sul ponte sullo Stretto, il ministro invita al pragmatismo. “È un grande progetto, una di quelle infrastrutture che cambiano un Paese. Non sono certo ostile a questa idea. Ma bisogna essere realisti”, dice chiaramente. “Non possiamo farlo in cinque anni. E quindi non è tra le opere finanziabili dal Pnrr”. Con i fondi europei del Recovery si potrebbero “avviare solo le opere a terra”. Dalle colonne del Foglio affronta anche il tema cruciale della tassazione delle imprese. “Stiamo lavorando in Europa per stabilizzare la decontribuzione sui contratti al sud fino al 2029. Non è la panacea, ma un provvedimento complementare a interventi strutturali per creare più lavoro. Come quelli su giustizia civile, semplificazione e formazione professionale“.

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