Il segno della croce di Amadeus scatena atei e musulmani: “Ci doveva pensare prima di farlo” (video)

mercoledì 3 Marzo 14:30 - di Guido Liberati
Amadeus croce

«Al posto di Amadeus, che stimo, ci avrei pensato su prima di fare questo gesto».  E’ quanto dichiara all’AdnKronos Foad Aodi, presidente Co-Mai, Comunità del mondo Arabo in Italia, commentando il segno della croce che ieri Amadeus si è fatto nella prima puntata del Festival di Sanremo un attimo prima di scendere le scale del Teatro Ariston.

L’ira degli atei italiani

Particolarmente critico anche il segretario nazionale dell’Uaar, l’Unione atei agnostici razionalisti, Roberto Grendene. «Era un po’ tutto concordato. Amadeus, che è un professionista, non il primo che capita, e la regia del Festival di Sanremo, hanno voluto inserire quel gesto, e in questo senso a me sembra davvero poco opportuno. Mi chiedo: come sarebbe stata presentata la stessa situazione se anziché fare il segno della croce, Amadeus avesse esposto la nostra tessera in mondovisione? Probabilmente ci sarebbero state delle proteste, dicendo che Amadeus aveva occupato lo spazio pubblico promuovendo la sua concezione del mondo. E questo è ciò è successo».

Non tutti i musulmani sono critici

Tra i musulmani c’è chi invece giudica positivamente il gesto di Amadeus. «Io non giudico le intenzioni delle persone – osserva l’Imam di Catania, Abdelhafid Kheit – ma ribadisco come quello del conduttore, sia stato un bel gesto perché, oggi più che mai, abbiamo bisogno della preghiera e della spiritualità, in privato e in pubblico, per accompagnare e supportare ogni gesto quotidiano in un periodo di grande difficoltà come quello che investe il mondo».

Povia: “Il segno della croce di Amadeus? E’ la nostra identità”

Giuseppe Povia replica alle critiche con poche chiare considerazioni. «L’identità occidentale nasce da tre città, Roma, Atene, Gerusalemme. Pensiero giuridico romano, pensiero filosofico greco e Cristianesimo. Il segno della croce, credenti o non credenti, è cultura che non si può rinnegare. Perché le polemiche non si scatenano anche quando i giocatori di calcio lo fanno a inizio partita?’.

«Siamo invasi da Utenti e Utonti -dice Povia- bisogna solo scegliere da che parte pensare. Non guardo Sanremo perché quando non partecipo ci soffro ma se si parla di questo.. forse un Povia che canta cose normali e quindi controcorrente, ci dovrebbe stare», conclude il cantante.

 

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