Il Papa in Iraq ma l’emergenza è in Tanzania: strage di suore e preti “vittime” del premier negazionista

venerdì 5 Marzo 12:42 - di Lucio Meo

L’aereo papale, un Alitalia Covid free, è decollato da Fiumicino alla volta di Baghdad questa mattina per la storica missione di Papa Francesco ed è atterrato poco dopo le 12 ora italiana: è la prima volta di un Papa in terra irachena. Bergoglio ha tanto desiderato questo viaggio, nonostante i problemi legati alla sicurezza e malgrado l’emergenza pandemica che ha colpito anche il nunzio in Iraq che avrebbe dovuto accompagnare il Papa nel viaggio. Bergoglio, in Iraq, si sposterà con tutta probabilità in auto blindata, non ci saranno naturalmente le grandi folle a causa dell’emergenza coronavirus.

Il Papa in Iraq per la prima volta nella storia

Saranno giornate intense per Francesco che non ha voluto deludere una seconda volta gli iracheni che già avevano atteso invano Wojtyla. Particolarmente atteso l’incontro di domani con l’ayatollah al Sistani.

Il Papa, nel momento di lasciare il territorio italiano alla volta dell’Iraq, ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un telegramma: “Nel momento in cui lascio Roma per recarmi in Iraq pellegrino di pace e di fraternità tra i popoli, mi è gradito rivolgere a Lei, signor Presidente, il mio deferente saluto che accompagno con fervidi auspici di serenità e prosperità per il caro popolo Italiano”.

Il Papa, prima di lasciare Casa Santa Marta, poco prima delle 7, si è intrattenuto per alcuni momenti con circa 12 persone accolte dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Cooperativa Auxilium, rifugiatesi in anni recenti in Italia dall’Iraq. Lo fa sapere il Vaticano.

Ma nessuno parla della strage di cattolici in Tanzania

Nelle stesse ore in cui Papa Bergoglio annunciava i dettagli della sua visita in Iraq, dall’Africa, dalla Tanzania, arrivavano notizie agghiaccianti riguardanti i cattolici, vittime del Covid, ma soprattutto del presidente “negazionista” John Magufuli, che da mesi minimizza sulla pericolosità del virus, dicendo che i vaccini sono pericolosi. Sessanta suore e 25 sacerdoti sono già morti in due mesi in Tanzania dopo aver manifestato sintomi di coronavirus, secondo quanto afferma la Chiesa cattolica tanzaniana. Padre Charles Kitima, segretario della Conferenza episcopale della Tanzania (Tec), denuncia la totale assenza di misure di prevenzione di controllo sul Covid: “La Chiesa ha circa 500 centri sanitari in tutto il Paese, ma non siamo autorizzati a fare test e non abbiamo le attrezzature per farlo”, ha detto il segretario in una conferenza stampa nella città di Dar es Salaam. I preti e le suore cattoliche, a contatto con una popolazione che non è obbligata neanche a indossare la mascherina, sono tra le categorie più a rischio di contagio, come dimostrano le cifre, e non solo in Tanzania.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *