Il dramma di Giada Giunti sul tavolo della Cartabia. Rampelli: “Ridatele suo figlio”

lunedì 1 Marzo 14:11 - di Penelope Corrado
giada giunti

“Sono ormai anni che ci occupiamo della drammatica vicenda di Giada Giunti. La mamma che vive la tragedia di un figlio che le è stato strappato e la disgrazia di una giustizia minorile piena di errori e omissioni della normativa sui minori. La vicenda giudiziaria fa sorgere pesanti sospetti sulla legalità e sull’alterità della magistratura nel suo rapporto con le varie professionalità”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli. L’esponente di Fratelli d’Italia ha depositato un’interrogazione alla ministra della Giustizia Marta Cartabia e alla ministra della Famiglia Elena Bonetti. Giada Giunti è una mamma alla quale dal 2016 è stato strappato il figlio.

Rampelli scrive alle ministre Cartabia e Bonetti

“In questo caso – ha aggiunto Rampelli – non si riesce davvero a capire come sia stato possibile la collocazione del bambino in una casa famiglia. E poi  l’affidamento al padre, denunciato dall’ex coniuge per violenza domestica e riconosciuto dalle autorità competenti come persona pericolosa per il figlio perché violento. Inoltre i giudici non hanno mai ascoltato il minore. Il bambino, infatti, vuole tornare con la madre. Né tantomeno il Tribunale ha mai preso in considerazione la documentazione fornita dalla madre”.

“Le ministre Cartabia e Bonetti – ha osservato Rampelli – si occupino di questa vicenda per le parti di loro competenza attraverso l’invio di ispettori presso il Tribunale dei minori e presso i servizi sociali incaricati. L’interesse superiore del bambino dev’essere tutelato e questo diritto può essere garantito soltanto con il suo ritorno dalla madre”.

“Il caso di Giada Giunti è raccapricciante”

Secondo la criminologa e psicologa Roberta Sacchi – si legge nell’interrogazione – quella di Giada Giunti è “un capitolo raccapricciante nei procedimenti per l’affido dei minori. In più di quindici anni di lavoro non ho mai visto e letto niente del genere. In quattromilacinquecento pagine di vicenda giudiziaria non si rintraccia alcun valido motivo per cui un bambino debba essere allontanato dalla madre, un provvedimento così innaturale dovrebbe essere adottato solo per gravi psicopatologie dei genitori, abusi o maltrattamenti. L’unico motivo per cui il bambino è stato strappato a Giada Giunti è la violenza istituzionale».

Decine di relazioni hanno contestato la perizia

Rimane superfluo- si legge nel fascicolo processuale citato nell’interrogazione- acquisire tutti i verbali e le videoregistrazioni degli incontri avvenuti presso il servizio sociale tra madre e figlio». A nulla sono servite le decine di relazioni di autorevoli specialisti che hanno contestano la perizia di sette anni fa con cui mamma Giada è stata bollata come «simbiotica e alienante» e utilizzata dai giudici per supportare la loro decisione.

La risposta di Bonagede sul caso Giada Giunti

L’ex ministro Bonafede, rispondendo a un’interrogazione, ha chiesto venisse rispettato «il pieno diritto di ascolto del minore considerato che nel caso trattato sembrerebbe essere completamente trascurata la volontà di quest’ultimo». L’ascolto è un diritto, ma soprattutto un obbligo del giudice in tutti i procedimenti che riguardano il minore, sancito dall’art. 13 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, dall’art. 6 della Convenzione di Strasburgo e, non ultimo per importanza, dagli articoli 315 bis, 336 bis e 337 octies del nostro codice civile”.

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