Garattini su Astrazeneca: “Morire dopo il vaccino non significa morire per il vaccino”. Ecco perché

venerdì 12 Marzo 11:27 - di Prisca Righetti
Garattini su vaccino Astrazeneca

Silvio Garattini, Presidente Irccs Mario Negri, prova a fare il punto sul panico scatenato dal vaccino AstraZeneca invocando controlli e trasparenza, contro la sfiducia ingenerata dopo gli ultimi eventi tragici. ME nell’esortare a non incrementare un senso di sfiducia nei confronti del farmaco con cui si sta immunizzando la popolazione in questo momento, dice chiaramente: «Morire dopo il vaccino non significa morire per il vaccino». Ma allora, si chiedono in molti, cosa potrebbe essere successo? E, soprattutto, dobbiamo preoccuparci? Domande legittime a cui lo scienziato fornisce risposte esaurienti e documentate.

Garattini spiega perché ridimensionare l’allarme sul vaccino Astrazeneca

Dunque, Garattini prova a ridimensionare il caos vaccinale delle ultime ore, scatenato dai decessi sospetti di 5 persone. E che il ritiro di un lotto “sospetto” di Astrazeneca bloccato dall’Aifa, ha alimentato. Con sospensione e utilizzo ora al centro di un fascicolo d’inchiesta. Così, in un’intervista a La Repubblica, il fondatore e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano cerca di fare chiarezza su alcuni eventi gravi segnalati in concomitanza della somministrazione del vaccino anglo-svedese. E spiega: «La formazione di trombi è una delle conseguenze del Covid. Dovremmo controllare se le persone colpite non avessero contratto l’infezione in modo silente». Anche per questo, lo scienziato ritiene giusti i controlli avviati e le misure adottate in via precauzionale dall’Agenzia italiana del farmaco Aifa, ma, al tempo stesso, invita i cittadini a non perdere fiducia nella profilassi contro il coronavirus pandemico.

Garattini su vaccino Astrazeneca, una commissione studierà il caso: persone vaccinate e lotti

E dunque, a stretto giro, Garattini aggiunge anche: «Sono sicuro che chi di dovere eseguirà tutti i controlli necessari nei prossimi giorni. Si fermeranno le somministrazioni del lotto sotto esame. Una commissione studierà le condizioni di salute delle persone colpite dagli eventi avversi. Verranno sottoposte a esami approfonditi anche le fiale dei lotti bloccati. Poi saremo in grado di capire meglio se c’è un legame fra i casi di trombosi e le vaccinazioni. I controlli si faranno a livello nazionale, ma dialogando con l’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali». e qui subentra d’ufficio la seconda domanda: dobbiamo preoccuparci? Un interrogativo che riecheggia costantemente nelle ultime ore. A cui l’esperto risponde: «È giusto fare tutti i controlli. Ma credo che alla fine troveremo che i vaccini non sono collegati ai casi di trombosi».

Già un precedente sospetto di mieliti indotte dal vaccino è stato fugato

«Finora abbiamo somministrato decine di milioni di dosi e non ci sono stati gravi effetti collaterali. Non più di quelli degli altri vaccini. Anche durante le sperimentazioni AstraZeneca aveva registrato un sospetto evento avverso, un caso di mielite. Ma poi si era capito che quel disturbo non dipendeva dal vaccino». Anche se, riconosce lo stesso Garattini, «ci vuole più trasparenza in queste materie, altrimenti si genera sfiducia tra la gente. Oggi mi sarei aspettato un comunicato ufficiale delle nostre autorità sanitarie per spiegare quali e quanti sono i casi sospetti e che tipo di controlli saranno messi in opera. Invece non ho sentito nulla del genere. E non è la prima volta», osserva.

«Morire dopo il vaccino non significa morire per il vaccino: anzi, in genere non è così»

Va detto, poi, che tutta la storia di Astrazeneca è partita sotto il segno del sospetto che ha alimentato ritardi e perplessità nella sua sua adozione. Non caso, ricorda il farmacologo, «il vaccino anti-Covid anglo-svedese è stato all’inizio consigliato sotto ai 55 anni. Poi si è deciso di estenderlo anche ai più anziani, ma senza spiegare il perché- E senza dire che nel frattempo erano usciti altri dati scientifici incoraggianti. Cosa deve pensare un cittadino? I messaggi in politichese non vengono capiti dalle persone. Ci vuole più chiarezza nella comunicazione da parte del ministero della Salute e dei cosiddetti esperti», ammonisce allora il numero uno dell’Istituto Mario Negri. Andrebbe detto, per esempio, «che ogni anno in Italia muoiono 600.000 persone: cioè più di mille al giorno. È possibile che qualcuno muoia in concomitanza con il vaccino. Ma il fatto che un evento accada dopo un altro, non vuol dire che fra i due ci sia un rapporto di causa ed effetto. Anzi, in genere non è così. Cercare di capire se c’è un nesso fra i due avvenimenti è un’operazione complessa. Che richiede molte ricerche e controlli».

Allora cosa potrebbe essere successo?

Ma la domanda resta e si ripete: cosa potrebbe essere successo? «Non lo so, tutto può essere – replica lo scienziato –. Sappiamo che i trombi sono una delle conseguenze del Covid. E che alcune polmoniti si sviluppano in modo silente, senza dare sintomi. I vaccini poi non sono molecole chimiche, frutto di processi di sintesi che avvengono in modo sempre uniforme. Nascono da processi biologici, di fermentazione, che possono dare luogo a disomogeneità e devono seguire processi di purificazione. I controlli però sono rigorosissimi. È difficile pensare che un lotto sia stato rilasciato senza aver seguito tutte le procedure».

Garattini sul vaccino Astrazeneca: servono controlli e trasparenza, non sfiducia

Ma allora, potrebbe entrarci una dose sbagliata? «Non credo che un dosaggio anche eccessivo possa causare questo tipo di problemi. Ma vedremo. È giusto in questi casi fermarsi e controllare tutto fino in fondo», conclude Garattini. Che, nel chiosare, ricorda quando nel 2014 venne bloccato in Italia il vaccino Fluad: «Fu bloccata una campagna contro l’influenza per alcune morti sospette. Poi si verificò che erano persone dalla salute già compromessa. Il vaccino fu assolto e la campagna riprese».

 

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