“Figli delle App”, le ansie e le paure dei giovani ai tempi del Covid. Il libro del sociologo Francesco Pira

lunedì 8 Marzo 17:42 - di Giovanna Taormina

Arriva in libreria Figli delle App, il nuovo saggio del sociologo Francesco Pira sulle nuove generazioni digital-popolari e social-dipendenti. «La rivoluzione tecnologica è compiuta – spiega il sociologo Pira – Si muovono tra app e dimensione social in un fluire quotidiano». Da oggi Figli delle App (Franco Angeli, collana Sociologia) è in tutte le librerie.  Francesco Pira, professore associato di comunicazione e giornalismo all’Università di Messina è autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche. Columnist del quotidiano statunitense La Voce di New York, scrive per riviste specializzate.

Figli delle App, il libro di Francesco Pira

Un volume parla di giovani, che non sono marziani, ma ragazzi pieni di speranze e di fragilità. L’autore rivela subito il perché del titolo: «Figli delle app è il provocatorio titolo che ho scelto». Ricorda «quando Alan Sorrenti cantava: Noi siamo figli delle stelle/ Non ci fermeremo mai per niente al mondo/ Per sempre figli delle stelle/ Senza storia senza età, eroi di un sogno… Non sono sicuro che essere figli delle app sia essere eroi di un sogno, purtroppo concordo con il pensiero del grande sociologo Zygmunt Bauman che il consumismo tecnologico rischia di trasformarci in individui senza storia e identità».

Il libro è dedicato a tutte vittime di cyberbullismo

«Il volume – dice Francesco Pira – è dedicato a tutte le vittime del cyberbullismo, del sexting, del revenge porn, del cutting e a chi ha perso la vita per inseguire una challenge. Ma anche a coloro che usano le nuove tecnologie per trasmettere al mondo messaggi positivi e condividere conoscenza».

La mia vita ai tempi del Covid

Il libro è anche l’occasione per condividere i dati dell’ultima ricerca realizzata. Il terzo capitolo è infatti interamente dedicato ai risultati della survey online “La mia vita ai tempi del Covid”. La ricerca, condotta nel periodo aprile-maggio 2020, ha coinvolto in totale 1.858 ragazze e ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori. Tutti hanno risposto a un questionario online composto da diciassette domande.

Gli adolescenti prima generazione digitale

I dati evidenziano come gli adolescenti rappresentino a tutti gli effetti la prima generazione digitale. Praticamente il 100% (96,6%) degli intervistati possiede uno smartphone e oltre l’80% (88,8%) ha un computer. Uno degli aspetti di maggiore interesse emerso è quello relativo alla tendenza a isolarsi rispetto all’ambiente familiare. Sempre più dipendenti dal gruppo di pari, hanno vissuto una forte sensazione di isolamento, paura e scoraggiamento, con oltre il 60% degli intervistati che dichiara di avere provato questo sentimento durante il lockdown. C’è poi un dato che più di tutti gli altri offre spunti di approfondimento, ed è quello relativo all’ eventuale possesso di un profilo social falso. Su 544 risposte ottenute, il 69% ha dichiarato di averlo. Vivono su Instagram e Whatsapp.

«Vetrinizzazione dell’io»

Saggista e giornalista Pira spiega come siamo passati dalla non-comunicazione, all’iper-comunicazione, alla vetrinizzazione dell’io e sistematica manipolazione, consapevole o meno, della realtà, con impatti profondi sulle dinamiche di sviluppo della società nel suo complesso.

«I dati della mia ricerca – sottolinea il sociologo – sono in linea con il sondaggio U-Report dell’Unicef sui giovani ha generato più di 8.000 risposte e riscontrato che oltre un quarto si è sentito ansioso, il 15% depresso. Uno degli aspetti di maggiore interesse emerso è quello relativo alla tendenza a isolarsi rispetto all’ambiente familiare. I ragazzi raccontano di avere provato momenti di paura e di avere sentito moltissimo la mancanza degli amici».

«Cosa ti manca di più?»

Nelle risposte al quesito: «Cosa ti manca di più?» le risposte ruotano maggiormente intorno al tema dell’amicizia e dello stare fuori con gli amici. Le ragazze e i ragazzi utilizzano il sostantivo libertà riferito alla possibilità di uscire di casa. Uscire con gli amici, vedere gli amici, stare con…, tutte espressioni che raccontano di un bisogno di fisicità, che nel loro modo di relazionarsi si interseca senza soluzione di continuità con la connessione e l’interazione online.

La “dipendenza” dagli altri

Una dipendenza dagli altri che, come è evidente da quanto emerge dal quesito, genera il paradosso di una forte sensazione di isolamento, paura e scoraggiamento. «Gli adolescenti – spiega Pira – sono passati da vite super organizzate, piene di attività, nelle quali la tecnologia e i social media giocano il ruolo di facilitatori della comunicazione, ad una situazione in cui la propria vita si racchiude tutta dietro uno schermo».

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