Delitto di Garlasco, la furia di Feltri: “Assurdo, nessuna prova contro Stasi: i giudici sono una casta”

sabato 20 Marzo 15:07 - di Lucio Meo

Il no alla revisione del processo per il delitto di Garlasco era atteso, ma ha sollevato lo stesso tante polemiche. In prima fila, a criticare la decisione, Vittorio Feltri- Non ci sarà un nuovo giudizio per Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. La Prima Sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso che Stasi aveva presentato contro la decisione della Corte di appello di Brescia del 2 ottobre 2020 che aveva dichiarato inammissibile l’istanza di revisione della condanna riportata per l’omicidio di Chiara Poggi uccisa a Garlasco (Pavia) il 13 agosto del 2007. Stasi è condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio dell’allora fidanzata.

Delitto di Garlasco, l’ira di Vittorio Feltri

“Mantengo la mia sensazione, la mia posizione iniziale, che è poi la stessa che hanno avuto i giudici di primo e di secondo grado: non riesco a capire come si possa arrivare a una condanna per omicidio senza lo straccio di una prova”. E’ quanto ribadisce il direttore di ‘Libero‘ Vittorio Feltri, commentando all’AdnKronos il rigetto da parte della Cassazione dell’istanza presentata dai legali di Alberto Stasi.

“Le prove non ci sono, sono soltanto indizi, deduzioni, considerazioni, ipotesi; ma niente prove e dunque l’imputato doveva essere assolto perché non può essere minimamente accusato di niente – sottolinea Feltri – Non voglio sostenere che lui sia innocente, perché questo non posso saperlo; possono anche esserci dei dubbi sulla sua innocenza. Ma posso dire che non ci sono prove della sua colpevolezza e di conseguenza che Stasi non poteva e non può essere condannato, peraltro a una condanna così grave”.

La giustizia che non funziona, secondo il direttore di Libero

Per Feltri, “il caso Garlasco, purtroppo, è uno dei più classici esempi di come funziona o non funziona la giustizia in Italia e, in tal senso, non deve sorprendere noi italiani. Basti pensare al cosiddetto ‘scandalo Eni’ finito tutto in una bolla di sapone, quando per una decina di anni diverse persone sono state fatte passare per corrotte, per gente che aveva commesso dei reati. E anche dopo l’assoluzione, resta comunque la percezione collettiva dello scandalo: una scorrettezza terribile!”.

Accusa il direttore di ‘Libero’: “La giustizia italiana ha sempre la tendenza a condannare, anche procedendo a tentoni, specie se si tratta di personaggi famosi e potenti, influenti e importanti, che fanno sempre notizia sulle prime pagine dei giornali e sulle tv”. E come si uscirebbe da questo preteso ‘circolo vizioso’? “Se ne uscirebbe solo dando una ripulita alla casta dei magistrati che, come ha denunciato Palamara, sono una specie di pozzo nero”, sostiene Vittorio Feltri.

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