Covid, tre ipotesi in campo per tornare alla normalità in Italia: ecco quali sono gli scenari

lunedì 29 Marzo 8:48 - di Mia Fenice
Covid normalità

L’epidemia Covid e il ritorno alla normalità. La paura, il lockdown e le regioni a colori hanno stancato gli italiani. Tutti noi speriamo di uscire dal tunnel nel più breve tempo possibile. Ma le incognite prima di tornare alla nostra vita pre-pandemia sono numerose. E gli scenari diversi. Come si legge sul Corriere, nell’ipotesi migliore potremmo tornare alla normalità intorno ad agosto. È lo scenario positivo previsto da uno studio di un gruppo di esperti del ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e della fondazione Bruno Kessler pubblicato qualche giorno fa.

Covid, quando torneremo alla normalità

Tutto ciò, riporta il Corriere, potrebbe realizzarsi solo se i contagi scendono a 50 ogni 100mila abitanti a settimana, se vengono vaccinate 500mila persone al giorno. In questo modo si potrebbe riaprire gradualmente tenendo l’Rt a 1 in modo da bilanciare l’effetto vaccini con l’allentamento delle misure. I nuovi decessi si attesterebbero tra i 10 e i 30mila, di qui alla fine dell’epidemia, con una letalità del virus simile all’influenza. Se le vaccinazioni, riporta il Corriere, andranno avanti a ritmo sostenuto, la campagna vaccinale si potrà chiudere prima delle fine dell’anno. Ma per giungere a una situazione “Zero-Covid” bisognerà aspettare fino a marzo 2022.

Covid, lo studio: 4 dosi di vaccino ogni mille abitanti

Lo studio, si legge ancora sul Corriere, ipotizza la somministrazione di 4 dosi di vaccino al giorno per ogni mille abitanti (240mila al giorno in totale) a partire dallo scorso gennaio. Ipotizza poi che si arrivi a coprire il 75 per cento della popolazione, che le fasce deboli siano protette in via prioritaria, che i vaccini prevengano anche l’infezione (non solo la malattia) e che la loro copertura ed efficacia siano di lunga durata.

Covid, la campagna vaccinale e la normalità

In realtà fino ad oggi la situazione è stata diversa: la campagna vaccinale ha avuto ritardi e ha viaggiato circa alla metà dell’obiettivo. Quindi, osserva il Corriere, per recuperare bisognerà aumentare a 500mila dosi al giorno, per arrivare ad aver vaccinato circa il 75 per cento della popolazione almeno entro agosto.

L’ipotesi peggiore

Vediamo cosa poi prevede lo studio nell’ipotesi peggiore. Se la campagna vaccinale procedesse invece al ritmo di due dosi al giorno per ogni mille abitanti, la campagna durerebbe due anni, la mortalità salirebbe e per allentare del tutto le misure di contenimento bisognerebbe aspettare la fine del 2022.

Le variabili: durata dell’immunità

Ma andiamo alle variabili che potrebbero influire sui tempi. La prima: quanto dura l’immunità di chi viene vaccinato? Se l’effetto del farmaco, scrive il Corriere, scomparisse prima di un anno, o addirittura dopo sei mesi, a partire dal prossimo autunno, o comunque dalla fine dell’anno, ci sarebbe nuovamente la necessità di misure di contenimento forti per evitare un’esplosione di casi . Anche in questo caso però la rapidità del ritmo di vaccinazione sarebbe decisiva, «perché se la prima campagna vaccinale durasse 13 mesi – scrivono gli studiosi – anche con una copertura breve sarebbe possibile avviare una seconda campagna di vaccinazione mantenendo comunque l’epidemia sotto controllo». Si sposterebbe soltanto in avanti l’obiettivo ultimo di arrivare alla situazione «Zero-Covid».

L’immunità

L’altra variabile è quella delle varianti del virus. L’analisi, scrive il Corriere, ipotizza che le mutazioni possano fare aumentare la trasmissibilità del virus del 20, 40, 60 e 80 per cento in più rispetto a quello originario. Ovviamente anche la mortalità sarebbe più alta. Con un virus più potente bisognerebbe mantenere più a lungo misure di contenimento, che potrebbero però essere allentate potenziando ancora di più la campagna di vaccinazione.

La protezione dei vaccini

Altro aspetto è se i vaccini proteggano soltanto dalla malattia ma non dall’infezione. Ovvero, se dunque si può contrarre e trasmettere il virus anche se non si sviluppa la malattia.  In questo caso le misure di contenimento andrebbero comunque mantenute a lungo. L’aspetto più importante, conclude il Corriere, è quello di una vaccinazione adeguata. Quattro dosi al giorno ogni mille abitanti. Più il necessario recupero del tempo «perso». Se verrà realizzata questa condizione ci si può aspettare il ritorno a uno stile di vita identico a quello pre-pandemia nel giro di “7-15 mesi”. E questo a partire dallo scorso gennaio «nella maggior parte degli scenari».

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