«Chiudere in base al’indice Rt è una follia»: lo studioso spiega perché abbiamo creato un mostro

martedì 16 Marzo 16:28 - di Federica Argento

“Chiudere in base all’indice Rt è una follia”. Antonio Grizzuti su la Verità ha intervistato Antonello Maruotti, professore ordinario di probabilità e statistica, autore di un articolo intitolato: «On the misuse of the reproduction number in the Covid-19 surveillance system in Italy». Letteralmente:«Circa l’utilizzo improprio del numero di riproduzione nella sorveglianza di Covid-19 in Italia»). Comparve a febbraio sulla rivista scientifica Journal of medical virology.

Rt, “numero magico” usato politicamente

Un punto di vista interessante e competente su una materia – le chiusure, le zone rosse generalizzate – che ha mandato in tilt l’economia e gli italiani tutti. Dall’inizio della pandemia l’indice di trasmissione nazionale – meglio noto come Rt – ha rappresentato il “numero magico”. Così  lo definisce lo studioso,  un coefficiente per valutare l’andamento dei contagi. Di più, è un un indice che ha fatto da paravento o da scusa, fate voi, alle decisioni prese dai governi per procedere alle “clausure”: Conte prima Draghi adesso.

Più alto questo valore, peggiore il decorso dell’epidemia. L’ex premier, Giuseppe Conte, e il ministro della Salute, Roberto Speranza, hanno a suo tempo stabilito di agganciare all’Rt la determinazione degli scenari di trasmissione, in una scala da 1 (Rt minore di 1) a 4 (Rt maggiore di 1,5). Una scelta che ha avuto incidenza diretta per  l’ingresso in zona arancione e rossa. Il valore di Rt condiziona da ormai un anno la vita di decine di milioni di italiani, spiega la Verità. Nonostante il parere di  molti studiosi (Bassetti, Palù, ad esempio)che da sempre hanno creduto questo parametro un errore.  Il professor Antonello Maruotti spiega quali sono i motivi per cui tale indice ha finito per assumere un valore diverso (e perverso).

Uno strumento per giustificare le chiusure: i limiti

«Sfortunatamente, in Italia, l’Rt non viene utilizzato solamente per fornire un quadro della diffusione dell’epidemia; ma piuttosto come uno strumento decisionale: per pianificare e organizzare gli interventi di tipo non farmaceutico attraverso l’imposizione a priori di soglie per la definizione di diversi livelli di rischio; sulla base dei quali applicare le restrizioni quotidiane». Chiosa l’autore dell’intervista. il valore di Rt diventa una scusa  per giustificare l’intero sistema delle chiusure. Il professore entra nel merito e ente spiega i limiti di quest’ indice. In primis, la durata. «La stima di Rt dipende dalla scelta dell’ampiezza della finestra temporale», si legge nel testo. «Valori più piccoli portano a una più rapida scoperta dei cambiamenti nella trasmissione: ma ciò implica anche un maggiore rumore statistico».

Rt, lo studioso: “Abbiamo creato un mostro”

Nel monitoraggio settimanale elaborato dall’Iss, fa poi notare il docente, la forchetta degli Rt regionali appare sempre piuttosto ampia. «L’elevata incertezza di queste stime è una chiara indicazione che l’uso dell’Rt dovrebbe limitarsi a fornire un trend dell’andamento dell’epidemia. Ma dovrebbe essere evitato alcun altro impiego». Il professor Antonello Maruotti non è solo nello stigmatizzare il ruolo relativo che dovrebbe avere il fattore Rt sulle chiusure indiscriminate che ci stanno assillando anche col governo Draghi. La Fondazione Gimbe attraverso il suo presidente, Nino Cartabellotta, ha illustrato i limiti dell’indice di trasmissione. In un articolo pubblicato su Nature lo scorso luglio l’infettivologo dell’università di Edinburgo Mark Woolhouse ha detto tutto: «Gli epidemiologi sono molto prudenti nell’utilizzo dell’Rt. Mentre i politici sembrano averlo accolto con grande entusiasmo». E concludeva così: «ho paura che noi scienziati abbiamo creato un mostro».

 

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