Chi è Enrico Letta, il re delle gaffe: il Pd ha scelto l’uomo che è “scivolato” più di Di Maio

giovedì 11 Marzo 19:30 - di Luca Maurelli

Sono fascisti immaginari, oggi, quegli stessi grillini che qualche anno fa Enrico Letta e il Pd bollavano come violenti e aggressivi, scagliandosi contro i loro banchi. “Fascisti, fascisti!”. “Vergogna, Pd!”, era lo scambio di gentilezze oxfordiane poco prima di Natale del 2013. Un’eternità. Fascisti, ma immaginari, perché oggi è tutto cambiato, c’è un “pontiere” dell’alleanza tra il Pd e il M5S in campo, si chiama Enrico Letta ed è lo stesso che tuonava dai banchi del presidente del Consiglio, in Parlamento, contro i grillini che avevano appena portato a termine uno dei loro beceri attacchi ai giornalisti, all’insegna delle liste nere o di proscrizione.
In quella occasione Enrico Letta, attuale candidato unico alla segreteria dei Democratici, insorse con toni non esattamente british, anche in difesa del giornale della moglie, Gianna Fragonara, colpito dalla fatwa di Grillo. E alla violenta reazione dai banchi del M5S per la reprimenda dell’allora premier, dai banchi del Pd partì quel coretto che è come il mocassino marrone, si abbina con tutto: “Fascisti, fascisti!”.  Una scena che appartiene alla storia della politica italiana, ma al passato remoto, perché nel futuro di Letta ci sono proprio quei “fascisti” con cui è chiamato a fare i conti, prima ancora che con le correnti del Pd, pensate un po’…

I grillini “fascisti” con i quali il Pd vuole governare oggi

Era l’11 dicembre del 2013, otto anni fa, quando si consumava quello scontro violento in aula: era un altro Letta e un altro Pd. Oggi all’ex premier, silurato da uno “stai sereno” di Renzi, viene chiesto di resuscitare un partito ammazzato dall’alleanza con quegli stessi grillini a cui il Pd dava dei fascisti, ma soprattutto gli viene chiesto di proseguire quella disastrosa alleanza, anche a livello locale, provando a creare un asse con il nuovo reggente, Giuseppe Conte, altra vittima di Renzi, per arginare la maggioranza di centrodestra che in caso di elezioni andrebbe a governare il Paese. In bocca al lupo, Enrico.
Un compito sicuramente difficile, ma mai come quello di evitare i tanti scivoloni che hanno segnato la carriera del nipote di Gianni Letta, e non solo quello sulla “serenità” incassata da Renzi senza proferire verbo, ma con la caduta di stile del volto rancoroso e contrapposto a quello del neo premier al momento del rito della campanella che segnò il suo addio a Palazzo Chigi per mano di Renzi.

Chi è Enrico Letta: dalle gaffe sul calcio a quelle di storia

Enrico Letta, ex Presidente del Consiglio “bonsai” – per 300 giorni, nove mesi e passa, dal 28 aprile 2013 – con Silvio Berlusconi, oltre a condividere uno “di famiglia”, come lo zio Gianni, ha anche la comune passione per il Milan. Destò sorpresa la sua uscita contro il bomber Piatek, poco fortunato nella sua esperienza rossonera, contro il quale – al termine di un doloroso ko contro il Torino – riservò una frase “salviniana”, poco adatta a un gioco: “Torni da dove è venuto“. Una gaffe sportiva, alla faccia dell’accoglienza del Pd, seguita a quella politica, clamorosa, che fece registrare alla vigilia della nascita del governo Monti, stavolta all’insegna della sua accoglienza, quando inviò all’amico Mario un bigliettino in cui dichiarava di “essere a disposizione“. E Marione, con poco garbo, lo mostrò alle telecamere di mezzo inchiodando Letta a una figuraccia.

La polluzione dell’ex premier anglofilo

Ma come dimenticare lo scivolone linguistico di Letta, degno del miglior Di Maio, quando in un tweet si espresse testualmente così: “Le frontiere non hanno bloccato il virus. Così come la polluzione e altri fenomeni che cambiano le nostre vite”. Polluzione, disse proprio così, quella cosa che accade di notte, talvolta, ad uomini che sognano cose meravigliose… ma non certo ai migranti in fuga.
Bocciato anche in storia, Letta: da direttore della
Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi, su Twitter esternò la sua felicità per aver visitato l’Ara Pacis a Roma commentando: «Ho visitato e molto apprezzato all’Ara Pacis la mostra su Claudio primo Imperatore straniero a Roma, primo di una lunga serie. Quanto erano più lungimiranti di noi i romani, bravi a integrare e prosperare…». Peccato che Claudio nacque a Lione, ma da una famiglie nobile romana, appartenente alla dinastia giulio-claudia, una delle più antiche della storia romana, come gli fece notare ironicame te Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

Lo scivolone sulla razza ariana del futuro segretario del Pd

Altro giro, altra gaffe, quando Letta si gettò sulle nostalgie scolastiche: “Quando andavo a scuola io negli anni ’70 – ha spiegato Letta – eravamo tutti bianchi, direi quasi ariani“. Ariani? Razza ariana? O il riferimento era agli Arii, il popolo dell’età del bronzo? Mah…
Lo zio Gianni, forse, tante volte gli avrà consigliato di fare attenzione alle parole: una figura ingombrante, la sua, al punto che un giorno, al G8, nella cartellina stampa di un giornale comparve la sua foto al posto di quella del nipote. All’estero lo confondono, ma come dimenticare la clamorosa gaffe che inanellò il 15 marzo del 2020, alla vigilia dell’Eurogruppo che a Bruxelles aveva ancora all’ordine del giorno la ratifica della riforma del Mes, nonostante il coronavirus, quando scrisse: «Ora è il momento di usare il Fondo salva Stati. Il Mes proprio per situazioni come queste è stato creato. Rinviare discussione sul suo futuro, eliminare clausole condizionalità e usare la sua dotazione finanziaria come pilastro della risposta europea a crisi che è peggio del 2008». Intanto, ma forse nessuno lo aveva avvisato, il Pd aveva virato sul M5S rinnegando il Mes e Conte si avviava a trattare sul Recovery.

Infine, sempre su un palcoscenico internazionale, resta agli annali il video in cui Letta, con Putin al suo fianco, grida “Viva Trieste, Trieste libera!”, lasciando di sasso gli astanti. Roba alla Di Maio, anzi, forse anche meglio. Viva il Pd, Pd libero!

Enrico Letta e il grido su Trieste: video

Commenti

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  • Vincenzo Traversi 12 Marzo 2021

    Il Sig. Letta è Direttore della Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi. A nessuno è venuto in mente che questo signore potrebbe lavorare nell’interesse dei francesi che, notoriamente hanno notevoli appetiti nei confronti delle nostre aziende e , comunque, contrapposti ai nostri in campo internazionale? vedi Libia, medio oriente, nord africa etc. Ora diviene segretario del partito democratico, perchè proprio lui? Possibile che in casa dem non ci fosse nessuno migliore di lui? Queste spiegazioni andrebbero chieste in Parlamento. Oppure sono un inguaribile e sospettoso Patriota?

    • Luca Maurelli 12 Marzo 2021

      spunto interessante, scriveremo un articolo oggi, grazie mille

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