Cheli (Consulta): «Ho 86 anni, non sono stato vaccinato. In Toscana nessuno mi ha chiamato»

venerdì 26 Marzo 10:20 - di Alessandra Danieli

Non sono stato vaccinato, sono ancora in attesa. Ho 86 anni ma nessuno mi ha chiamato qui in Toscana. A  differenza dei miei coetanei romani che hanno beneficiato della prima e seconda dose e sono immunizzati”. A parlare dalle colonne del Corriere della Sera  è il  vicepresidente emerito della Corte costituzionale. Enzo Cheli punta l’indice contro i ritardi e le difformità tra le Regioni nei criteri delle categorie prioritarie nella campagna vaccinale.

Vaccini, Cheli: le Regioni calpestano la Costituzione

Il diritto alla salute è l’unico qualificato nella Costituzione come fondamentale. E dunque la sua tutela non può subire diversità tra luoghi nei quali la persona risiede”. L’accusa è forte. “Non è possibile che un cittadino del Lazio possa avere un trattamento migliore rispetto a quello della Toscana. Ed è questo che Draghi ha voluto sottolineare”. Il vicepresidente emerito della Consulta fa riferimento al monito rivolto dal premier ai governatori. Perché si uniformano alle direttive del ministero della Salute.

Errori e favoritismi in Toscana a categorie non a rischio

Gli esempi di cattiva gestione non manca. E nella confusione si annidano i furbetti del vaccino. ”Ci sono stati errori e inefficienze”, prosegue Cheli. “Sia nell’assegnazione che nella distribuzione del vaccino. Nell’assegnazione le regioni non hanno avuto responsabilità. Nella distribuzione invece hanno sbagliato”. E ancora attacchi diretti alla Toscana. Balzata alle cronache nazionale per lo scandalo Scalzi. Sul caso il Codacons ha presentato una denuncia alla Procura di Arezzo. Che ha chiamato in causa l’Asl Toscana Sud Est e la Regione Toscana.

“Lo Stato doveva imporsi sulle autorità regionali”

In Toscana sono state destinate alcune dosi del vaccino anche a categorie che non erano direttamente a rischio” incalza il magistrato. “Come avvocati, insegnanti che lavoravano in remoto, promotori farmaceutici, amministrativi delle Asl. È accaduto ciò che Draghi ha chiamato il potere contrattuale delle categorie”. Se la campagna vaccinale fosse stata organizzata direttamente dallo Stato le cose sarebbero andate ”sicuramente” meglio. E aggiunge: ”La Costituzione indica che la profilassi internazionale (come in una pandemia) sia affidata in via esclusiva allo Stato. Lo Stato ha avviato una programmazione nazionale. Ma non ha avuto poi la forza di far rispettare alle regioni i suoi principi’‘.

Trascurati gli ultraottantenni. Previsioni sbagliate

Il professor Cheli accusa la politica degli annunci. Molto lontana dalla realtà. “Per esempio, sino a qualche giorno fa le Regioni dicevano che tutti gli ultraottantenni, oltre 320mila, sarebbero stati vaccinati entro marzo. E  che per vaccinarli i medici di base avrebbero avuto dalle 6 alle 12 dosi alla settimana”. tutto falso. “Bastava fare un po’ di conti per capire che non si poteva arrivare a una copertura totale entro il mese di marzo’‘.

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