AstraZeneca, sono cinque le morti sospette. I parenti: stavano bene, vogliamo sapere la verità

venerdì 12 Marzo 9:17 - di Adele Sirocchi
AstraZeneca

Il lotto di AstraZeneca sul quale occorre vederci chiaro è contrassegnato con la sigla ABV2856. Da lì provengono le fiale con cui sono stati vaccinati il sottufficiale della Marina Stefano Paternò, 43 anni, deceduto poche ore dopo la somministrazione. E il carabiniere di Catania Davide Villa, 50 anni, stroncato dopo 12 giorni di sofferenza. Ora c’è un’inchiesta a Catania e una a Siracusa. L’indagine di Siracusa ha già 10 indagati per omicidio colposo, dalla AstraZeneca che produce il vaccino fino ai medici dell’ospedale militare che si è occupato della puntura.

AstraZeneca, l’indagine di Catania e altre tre morti sospette

L’indagine di Catania si estende a Trapani e Napoli, raccordandosi con i procuratori delle due città dove, dopo essere stati vaccinati, sono morti un maresciallo dei carabinieri, Giuseppe Maniscalco, e una insegnante di 62 anni, Annamaria Mantile. Non solo, ma sempre a Napoli l’attenzione si concentra anche su un quinto decesso, quello di un operatore scolastico di 58 anni vaccinato, come Mantile, ma da un lotto diverso da quello sequestrato.

AstraZeneca, si studiano le cinque cartelle cliniche

Sono cinque, dunque, le morti sospette sulle quali fare chiarezza per accertare se hanno un nesso con l’avvenuta vaccinazione.  Il Procuratore di Catania Zuccaro spiega al Corriere della sera che si stanno studiando le cinque cartelle cliniche. “Cominciando – scrive il Corriere – dalla cartella clinica di Villa, un figlio di 12 anni, separato da una magistrata in servizio nello stesso Palazzo di giustizia di Zuccaro che insiste sull’analisi dei sintomi: «In questo caso sono stati individuati diversi trombi, compresa una occlusione della vena porta. Gli effetti devastanti potrebbero determinarsi in soggetti predisposti, nei trombofiliaci. Alcuni eccipienti non sarebbero tollerati da chi ha problemi venosi. Questa ipotesi ci porta anche a Napoli perché la sintomatologia dell’insegnante deceduta sarebbe simile a quella riscontrata a Catania. Di qui la necessità di confrontarci fra diverse Procure. Senza allarmismi. Lo dico perché i miei agenti di scorta si sono vaccinati come Davide Villa e stanno benissimo»”.

Le voci dei parenti, il fratello di Villa: Davide si è vaccinato per senso di responsabilità

I parenti dei deceduti, per,  insistono nel sottolineare la connessione tra il vaccino e l’insorgere nei loro parenti di effetti che li hanno0 portati alla morte. Fabrizio Villa, fotografo e fratello del carabiniere Davide Villa, ripete che “Davide ha cominciato a star male subito dopo la vaccinazione. Mio fratello aveva fatto il vaccino per senso di responsabilità nei confronti della collettività, per il lavoro che svolgeva con passione ogni giorno – racconta Fabrizio Villa – l’aveva fatto anche per la nostra anziana madre, di cui si prendeva cura”.

La moglie di Paternò: la febbre la sera, poi nella notte la tragedia

Caterina Arena, la moglie di Stefano Paternò, il sottufficiale della Marina morto lunedì notte a Misterbianco, vuole sapere la verità. “Mio marito credeva nel vaccino, non vedeva l’ora di farlo per essere operativo al massimo e potere affrontare tutte le missioni a cui era chiamato sulle navi della Marina”. “Mio marito – continua Caterina – ha fatto il vaccino lunedì mattina, nel pomeriggio è rientrato a casa. Stava bene. Ha pure aiutato nostro figlio a fare un disegno. Poi, intorno alle 19, la febbre è salita, ha preso una Tachipirina ed è andato a dormire. Intorno a mezzanotte, ho sentito che si lamentava, aveva un respiro pesante. Abbiamo subito chiamato il 118, per 45 minuti i sanitari hanno fatto il massaggio cardiaco, ma non c’è stato nulla da fare”.

Il legale: Stefano Paternò godeva di ottima salute

Repubblica raccoglie anche le dichiarazioni dell’avvocato Dario Seminara, che assiste la famiglia del sottufficiale in servizio ad Augusta assieme ai colleghi Lisa Gagliano e Attilio Indelicato. L’avvocato Seminara precisa che Stefano Paternò «godeva di ottima salute, come militare era sottoposto a visite periodiche di controllo». Il suo esposto ha fatto scattare il sequestro delle fiale sospette. «Ma non bisogna creare allarmismi – dice ancora l’avvocato Seminara – E, soprattutto, questa drammatica vicenda non può essere sfruttata in chiave no vax».

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