Anche su Peter Pan si abbatte l’isteria della “cancel culture”. Via il libro dalla biblioteca di Toronto

mercoledì 10 Marzo 20:09 - di Adele Sirocchi
Peter Pan

Prima vennero i bollini rossi della piattaforma Disney. Anch’essi colpirono Peter Pan, il personaggio inventato dallo scrittore britannico James Matthew Barrie. Il motivo? Era offensivo verso i Pellerossa. Ora il libro di Barrie, racconta il National Post e la notizia è oggi su Il Foglio,  “è stato rimosso dalla Toronto Public Library “. Una decisione grave, che colpisce uno dei libri per ragazzi più noto e apprezzato. Il personaggio di Peter Pan, amatissimo anche dagli adulti, è celebrato con una famosa statua a Londra nei giardini di Kensington e ha ispirato film, canzoni, poesie, cartoni. Un pilastro dell’immaginario occidentale. Eppure ora il libro si trova collocato in una sala speciale di lettura di titoli controversi, accusato di contenere “molti stereotipi grotteschi, scene di appropriazione culturale e dialoghi offensivi “.

Peter Pan e l’isteria della cancel culture

E’ l’isteria della cancel culture che avanza, l’ultima evoluzione inquisitrice del politicamente corretto, che va a colpire alle fondamenta la cultura occidentale. “Oggi l'”Iliade”, “Le avventure di Huckleberry Finn”, “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee e “Uomini e topi” di John Steinbeck – scrive Giulio Meotti sul Foglio – vengono ritirati da molte scuole, mentre “Tintin in Congo” di Hergé, scrive il New York Times, “è diventato praticamente introvabile negli Stati Uniti”. Allo stesso modo i libri di Richard Scarry, il prolifico autore e illustratore di libri per bambini che ha venduto 160 milioni di copie, sono stati “rivisti” per riflettere l’uguaglianza di genere”.

Il manifesto lanciato da Finkielkraut

La furia censoria che si abbatte sui libri è la stessa che induce a decapitare le statue. In Francia il fenomeno già dilaga tanto che la scorsa estate il filosofo Finkielkraut lanciò un manifesto dal titolo “Giù le mani dalla mia storia”. L’appello condannava “questa importazione del politicamente corretto all’americana” giudicandola  “assolutamente disastrosa”. E invitava a “rileggere la storia nel suo contesto e non proiettare le nostre attuali ossessioni nel passato”.

 

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