Vaccini, il Lazio in un vicolo cieco: a ogni medico fornite solo venti dosi a settimana. Ed è il caos

martedì 23 Febbraio 10:10 - di Giorgia Castelli
Vaccini

L’effetto Draghi sui vaccini non c’è. Non c’è stato nessun aumento di dosi. Nel Lazio la realtà è amara. Dal primo marzo i medici di famiglia cominceranno a vaccinare i loro pazienti. Le richieste sono tante, ma i vaccini a disposizione pochissimi. E i medici non sanno che pesci prendere. Come scrive Repubblica, la Regione fornirà solo venti dosi a medico a settimana. I medici sono quattromila e hanno a disposizione 80mila vaccini Astrazeneca.

La campagna vaccini del Lazio

Per la campagna vaccinale attraverso i medici di famiglia, l’assessore Alessio D’Amato, si legge ancora su Repubblica,  ha programmato di somministrare 80mila dosi a settimana, per un totale di 320mila vaccini al mese, coprendo quattro classi di età: 65, 64, 63 e 62 anni. «Dal 1° aprile, dosi permettendo, si comincerà con le persone di 61 anni», ha spiegato.  I medici di famiglia attendono la riunione in Regione di sabato per chiarirsi le idee. « Quest’inverno ho somministrato il vaccino antinfluenzale a mille pazienti – ha raccontato il dottor Francesco Miraglia, con studio all’Eur a Repubblica – ma per fare programmi ho bisogno di sapere il numero delle dosi di cui potrò disporre. I pazienti mi bombardano di telefonate, ma io per ora non so cosa rispondere».

Vaccini, polemica tra Campidoglio e Regione

In questo clima è scoppiata la polemica tra Campidoglio e Regione. Il delegato del sindaco Raggi è intervenuto pesantemente contro il piano di vaccinazione dell’assessore alla Sanità. E ha accusato D’Amato di aver dimenticato i disabili. La Regione Lazio si è dimostrata in contrasto rispetto alle disposizioni nazionali del ministero della Salute che, per la Fase 2, ha deciso l’ordine di priorità delle categorie di cittadini da vaccinare dopo quelle della Fase 1 (operatori sanitari e sociosanitari, personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani, anziani over 80 anni).

«Indicazioni nazionali carta straccia»

«Già il 19 novembre del 2020 ho scritto al Commissario straordinario Arcuri e al presidente Conte sul tema della vaccinazione prioritaria per le persone con disabilità ricevendo come risposta alla mia nota ampie rassicurazioni. Da lunedì 22 febbraio in Emilia Romagna si procederà alle vaccinazioni anti-Covid delle persone con disabilità. Per la Regione Lazio le indicazioni nazionali sono carta straccia», ha dichiarato Andrea Venuto, delegato della sindaca di Roma all’Accessibilità Universale. Mentre nelle raccomandazioni nazionali viene precisato che la prima categoria della seconda fase a ricevere il vaccino sarà quella delle persone estremamente vulnerabili, indipendentemente dall’età, la Regione Lazio ha disposto che «parallelamente alle categorie vulnerabili, la programmazione regionale prevede l’arruolamento delle persone da sottoporre a vaccinazione secondo una priorità anagrafica, partendo dalle classi di età più avanzate».

Lo scontro con l’assessore D’Amato

«Per questi soggetti – ha protestato Venuto – la vaccinazione è stata programmata a partire dal mese di maggio. Noi ribadiamo la necessità di anticipare il vaccino a marzo». Dura la replica di D’Amato: «La sindaca Raggi, nel nome della quale parla il delegato Andrea Venuto, è un anno che è assente dalla gestione della pandemia ed è vergognoso che voglia polemizzare su una tematica falsa e priva di fondamento. Non penserà di fare campagna elettorale strumentalizzando?».

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