Un virologo per ministro. Galli dice no, Bassetti è possibilista: «Se Draghi mi chiamasse…»

mercoledì 10 Febbraio 16:29 - di Michele Pezza
Bassetti

Per un Massimo Galli che oppone un garbato ma deciso rifiuto («non credo di essere particolarmente adatto»), c’è un Matteo Bassetti più che possibilista («non direi di no per servire il Paese»). “Virologi di tutti i Paesi unitevi”, esorterebbe un redivivo Karl Marx. Ma c’è poco da ironizzare. Gli effetti della pandemia investono direttamente anche la politica. Scomparsi i suoi professionisti, oscurata la società civile che ne aveva preso il posto, l’attuale leva di dilettanti allo sbaraglio sembra prossima a cedere il passo ai custodi della competenza. Avremo dunque un Parlamento di dotti, medici e sapienti? Forse no. Più probabile, invece, che qualcuno vada a sostituire il post-comunista Roberto Speranza alla guida del ministero della Salute.

Bassetti: «Ne sarei orgoglioso»

Il professor Galli, ormai celebrata star di approfondimenti e talk-show, ha declinato l’offerta. Niente di ufficiale, s’intende, ma tanti rumors, boatos e sussurri. Non cosi il suo collega Bassetti, che all’idea sembra farci un pensierino. Al punto che se gli arrivasse una telefonata di Draghi, potrebbe perfino sciogliersi come un gelato. «Non potrei dire di no ad una chiamata di questo tipo», fa sapere. «Il professor Draghi – spiega – è una persona di valore eccezionale. Penso che farà molto bene per l’Italia. Sarebbe un grande orgoglio servirlo».

I medici in tv sono ormai vere star

Potenza della pandemia, ma anche della tv che ha reso virologi, epidemiologi e infettivologi una sorta di amici di famiglia. Ormai li vediamo e li ascoltiamo più dei nostri stessi congiunti. La loro presenza in ogni trasmissione e in qualsiasi fascia oraria comincia a sedimentare appartenenze e a far lievitare simpatie e antipatie. Non è escluso che ci siano già i fan di Galli e i supporter di Bassetti, tanto per limitarci ai duo specialisti compulsati dall’Adnkronos per la guida del ministero. Il primo è primario del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Il secondo dirige la clinica di malattie infettive del San Martino di Genova. Dovesse andare uno di loro, resta inteso che i loro dovranno essere del Centro e del Sud. Saranno anche virologi, ma la politica è uguale per tutti.

 

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