Tre gialli sull’agguato: il rapimento, lo scontro a fuoco e la mancata scorta. Wfp sotto accusa

lunedì 22 Febbraio 21:01 - di Paolo Lami

Un possibile “riscatto“, uno “scontro a fuoco” tra ranger ed esercito da una parte ed un commando dall’altra e il ruolo del Wfp, il World Food Program, nella mancanza della scorta e nell’organizzazione del convoglio.

Col passare delle ore iniziano a emergere nuovi dettagli sulla dinamica che ha portato all’assassinio dell’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci (nella foto la casa della famiglia) e dell’autista congolese, che secondo fonti locali si chiamerebbe Mustapha Milambo.

Ma, soprattutto, sembra intravedersi l’irritazione della Farnesina verso il World Food Program, l’Agenzia delle Nazioni Unite che aveva organizzato la visita invitando l’ambasciatore, trascinato in un’avventura tragica, senza scorta, in una zona pericolosissima del Paese.

E se nell’immediatezza sembrava che fosse stato il governo locale ad autorizzare la missione del convoglio senza scorta, ora piovono le smentite.

La Farnesina ha chiesto all’Onu di fornire, quanto prima, un report dettagliato sull’attacco al convoglio.

Le sbrigative parole con cui la Farnesina invita Wfp a chiarire cosa è accaduto ricordando che Attanasio è stato invitato dall’Agenzia dell’Onu  lasciano immaginare un certo attrito. La Farnesina era stata informata del viaggio senza scorta e in quella zona dell’ambasciatore?

Del convoglio, rivela l’Adnkronos citando fonti di intelligence, avrebbe dovuto fare parte anche l’addetto consolare Alfredo Russo, che però, per non meglio precisate ragioni, è rimasto a Goma. E si è quindi salvato.

Secondo un portavoce del Virunga national Park, all’interno del quale si è verificato l’accaduto, il convoglio del World Food Program sul quale viaggiava Attanasio è stato attaccato alle 10.15 a Kibumba, a pochi chilometri da Goma, il capoluogo del Nord Kivu, una zona definita dagli analisti “molto instabile” e dove sono operative oltre 100 milizie tra cui un gruppo affiliato all’Isis.

“Quella è una strada infida, non so come sia stato possibile che l’ambasciatore non viaggiasse su un mezzo blindato. Questa zona è tra le più altamente pericolose del Paese”, rivela il missionario comboniano padre Gaspare Trasparano.

“Ma è la prima volta – aggiunge il prelato – che viene colpito un ambasciatore, questo apre un caso diplomatico. E anche vero che ogni giorno avvengono fatti tragici e massacri nel Nord Kivu“.

Sulle circostanze esatte dell‘attacco restano, però, ancora diversi punti da chiarire.

Il governatore locale, Carly Nzanzu Kasivita, ha affermato che il convoglio, diretto nel territorio di Rutshuru per ispezionare le attività condotte dal Wfp, è stato fermato da un commando di sei uomini armati che hanno sparato colpi di avvertimento.

Questo lascia immaginare che si trattasse di un blitz per sequestrare l’ambasciatore e il carabiniere del 13º Reggimento che lo proteggeva. Ma non è l’unico elemento ad avvalorare questa tesi.

Successivamente il commando ha ucciso l’autista congolese e trascinato il resto del convoglio nella foresta.

Mambo Kawaya, presidente dei gruppi della società civile nella zona, ha spiegato ad ‘Actualité.cd‘, un sito di notizie locale, che c’erano cinque persone nel veicolo di Attanasio quando è stato attaccato.

Il governatore, in una dichiarazione riportata dai media congolesi, ha dato credito all’ipotesi che l’obiettivo del commando fosse chiedere un “riscatto”, precisando che sul posto – una volta allertati – si sono recati i ranger dell’Istituto congolese per la conservazione della natura e militari dell’esercito.

E qui, purtroppo, c’é stata la tragedia dovuta, forse, all’impreparazione dei militari locali a gestire una situazione in cui sarebbero state necessarie forze speciali ben addestrate.

“C’è stato uno scontro a fuoco“, secondo Kasivita, e “gli aggressori hanno ucciso la guardia del corpo e l’ambasciatore“.

Ma la questione principale resta il perché il convoglio si trovasse nella zona senza una scorta.

Secondo fonti d’intelligence, il governo locale aveva autorizzato il movimento senza scorta del convoglio del Wfp.

Anche l’agenzia dell’Onu in una nota ha dichiarato che “precedentemente era stato autorizzato il viaggio su quella strada senza una scorta di sicurezza”.

Cosa significa questa affermazione? Che Wfp si è fidata e si è uniformata al viaggio precedente senza chiedere nuovamente se la scorta era necessaria o meno?

“La situazione è molto delicata. Si sta lavorando, si sta cercando di capire”, fanno sapere dal Wfp all’Adnkronos.

Questa versione dei fatti diramata dal Wfp non è, tuttavia, confermata dalla polizia congolese.

Il generale Abba Van, citato dall’agenzia tedesca ‘Dpa‘, ha sostenuto che le forze di sicurezza non erano state informate della visita dell’ambasciatore nella zona. E si è detto “sorpreso” del fatto che il diplomatico si fosse recato nella regione senza una scorta nutrita. Attanasio è stato mandato a morire?

Sulla responsabilità dell’attacco la nostra intelligence al momento sembra privilegiare la pista che porta alle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr-Foca), principale gruppo residuo di ribelli ruandesi di etnia Hutu. Ad avvalorare la tesi sono state le dichiarazioni del governatore del Nord Kivu, secondo cui uno dei sopravvissuti ha confermato che gli aggressori si sono parlati in kinyarwanda, lingua parlata in Ruanda e nei territori confinanti di Uganda e Repubblica democratica del Congo, e hanno parlato con gli ostaggi in swahili.

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